L’Avvenire: “Sindacati e ambientalisti restano divisi”

L’Avvenire: “Sindacati e ambientalisti restano divisi”

8 agosto 2018 Non attivi Di Staff

da L’Avvenire dell’8 agosto 2018, articolo di MarinaLuzzi

Intervista a Luca Contrario

Taranto attende di sapere il proprio destino, nelle lunghe giornate d’agosto, nel caldo afoso che fa attaccare i vestiti alla pelle e che affligge i pensieri. «In acciaieria ci sono 1.500 gradi, sembra di impazzire a lavorare in questo periodo, con questa pressione addosso, senza sapere che fine faremo» si sfoga un operaio fuori dalla portineria A dell’Ilva. Lui un futuro senza fabbrica non lo vede «ma non si può neanche andare avanti così – racconta –, senza manutenzione, a dover aspettare per avere un casco nuovo, perché il magazzino è vuoto». Intanto il ministro Luigi Di Maio, dopo l’incontro di due giorni fa al Mise, attende che l’avvocatura si esprima sul contratto stipulato dal precedente governo con Arcelor Mittal.

«È positivo che le parti siano tornate a confrontarsi all’interno del perimetro formale offerto dalla procedura legale. Ora speriamo – scrive in una nota il sindaco del capoluogo ionico, Rinaldo Melucci – che investitori e sindacati si sforzino di raggiungere in fretta il necessario punto di equilibrio. Per farlo è necessario che non si mini ancora la cre-dibilità delle parti e degli atti». I sindacati invece esprimono timore per il delicato momento e temono passi indietro sull’acquisizione da parte di Arcelor Mittal, con cui la trattativa sui posti di lavoro resta comunque in alto mare. «Il governo – sottolinea il segretario Uilm di Taranto, Antonio Talò – verifichi alla svelta la legalità del contratto, poiché il tempo non era e non è una variabile indipendente. Il governo ha il dovere di decidere. L’Ilva deve essere risanata e bonificata. Si sappia, inoltre, che non permetteremo che si compiano due disastri: che a quello ambientale si aggiunga quello occupazionale. La città e i lavoratori aspettano risposte e fatti concreti. Ci siano risposte o sarà mobilitazione».

Il fronte ambientalista però è di altro avviso. «Pur tralasciando per un attimo, per assurdo, la questione sanitaria – spiega l’avvocato Luca Piccione – Ilva ormai è diventata antieconomica. Perde 30 milioni di euro al mese e non c’è ambientalizzazione che possa risollevare la situazione. Gli interventi sarebbero totalmente inadeguati e tecnicamente non risolutivi. Tornando alla questione sanitaria, occorre rilevare che le perizie depositate in tribunale, lo Studio Sentieri ed il rapporto di Valutazione del danno sanitario parlano chiaro e sono evidenze scientifiche che difficilmente possono essere confutate. Infine, pur ipotizzando la piena realizzazione degli interventi di ambientalizzazione, il rischio sanitario resterebbe troppo alto, interessando circa 12.000 persone». «Abbiamo redatto un ‘piano Taranto’ – racconta Luca Contrario, di Giustizia per Taranto – sposato dalla maggior parte delle realtà associative del territorio che si occupano di Ilva. È un progetto articolato e scritto a più mani che chiede chiusura e riconversione, con riutilizzo degli operai per le bonifiche. Non sono favole. Le analisi che abbiamo fatto dimostrano due cose: che Ilva aperta produce disastri economici per lo Stato, con costi anche indiretti, come quello sanitario e che, attingendo ad una serie di fondi europei che esistono e che noi citiamo, potremmo riconvertire Taranto a città modello di economia alternativa. Ilva va chiusa. La più grande acciaieria d’Europa ridotta ad un rottame non può operare a 100 metri dai mercati, dalle scuole, con impianti obsoleti, che è impossibile riconvertire alle migliori tecnologie. Mantenere in piedi Ilva è una soluzione non compatibile con la salute umana».

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