Nè utili, nè indispensabili

Come tutti da un mese sono chiusa in casa, per il mio bene, per il bene dei miei cari e di chi non conosco. Non credo di aver mai passato un periodo così lungo lontana dalla Natura, quella che osservo con molto rispetto e ammirazione, quella che mi commuove e mi rende semplicemente felice. Sono una Biologa con anni di ricerca alle spalle, biologa molecolare per precisione, quindi so che le biomolecole hanno il ruolo base in tutto ciò che è vita. Ogni piccola particella ha la sua funzione, la sua importante connessione con il sistema. All’interno della cellula tutti gli organelli comunicano, scambiano materiale ed informazioni, lavorano insieme così come tante cellule fanno in un tessuto, questo a sua volta nell’organo e di conseguenza nell’individuo, ogni individuo comunica, scambia, lavora in sinergia con il gruppo, con la popolazione e così via. Personalmente ho sempre pensato alla nostra Terra come ad una cellula di un tessuto chiamato sistema solare, a sua volta parte di un organo chiamato galassia che insieme ad altri tanti organi formano un corpo, un individuo che chiamiamo universo, inserito in una grande popolazione in un enorme contesto in cui tutto e tutti servono non solo a sé stessi.

L’essere utili e funzionali è una legge comune, dalle biomolecole al nostro pianeta e a tutto ciò che noi chiamiamo esseri viventi. Convivere in equilibrio tra le specie non solo per la propria sopravvivenza ma anche per quella altrui. Perché in Biologia, ciò che è inutile o dannoso viene eliminato, scartato, usato per arricchire e dar ancora più vita al resto. 

Penso a cosa succede lì fuori mentre noi ci inventiamo una vita casalinga obbligati tra 4 mura. Dal mio balcone osservo i passeri sui cornicioni, i falchi grillai sui tetti dei palazzi, arrivati qui in primavera per nidificare, i gabbiani verso il mare in cerca di cibo, le api voraci del nettare dei pochi fiori del centro città. Incredibile pensare che senza lo svolazzare degli insetti impollinatori noi uomini non esisteremmo. Senza frutta, senza verdura, senza vitamine indispensabili al nostro organismo, non avremmo vita. Gli insetti a loro volta sono cibo per tanti uccelli, rettili, anfibi e questi prede per roditori, piccoli mammiferi, rapaci ecc…

Nel bel mare di Taranto, grazie alle caratteristiche che lo rendono unico al mondo, arrivano tante specie di pesci per la riproduzione, attraversano il canale navigabile in questo periodo. Molto di quel che noi chiamiamo novellame attira tonni, gabbiani ed è così facile godere della vista di stupendi delfini dai terrazzi di città. Come in un supermercato ognuno fa la sua piccola scorta di cibo, perché c’è cibo per tutti ed una parte di quel novellame arriverà alla maturità comunque, ora si, ma solo perché mancano i pescatori di frodo, quelli che con le loro reti a strascico raccolgono tutto, anche specie protette, quelli che rastrellano i fondali togliendo la vita a esseri viventi del Regno animale e Vegetale, dalle oloturie ai cavallucci marini, dalle stelle marine alla posidonia. Quest’ultima rappresenta un vero e proprio polmone per i fondali perché, come tutte le piante, è in grado di effettuare la fotosintesi clorofilliana ed ossigenare le acque. Inoltre, tra le sue foglie, che creano vere e proprie praterie sui fondali, si crea un habitat prezioso per tanti microrganismi e crostacei, luogo sicuro e perfetto per la deposizione delle uova da parte di pesci di ogni tipo. Poi penso a come sia facile tutto l’anno vedere nel nostro Mar Piccolo quei grandi rettili preistorici rimasti sul pianeta, le tartarughe marine della specie Caretta caretta, ghiotte di meduse e di seppie. Purtroppo per la pesca di quest’ultime, spesso l’uomo decide di arpionare le tartarughe o legarle ad una pietra sul fondo per non farle risalire a prendere aria. Eppure tra un mese queste tartarughe marine, che hanno fatto il giro degli oceani di tutto il mondo per almeno 25-30 anni di vita, torneranno per la prima volta, sulla nostra costa a deporre le loro uova, lì dove esse stesse sono nate. Loro, tarantine doc, non possono fare a meno della loro spiaggia per diventare mamme, per imprinting dal momento della loro schiusa e per la sopravvivenza della specie.

E ancora penso alla Palude La Vela, luogo del mio cuore, Oasi per il popolo migratore, una sorta di Autogrill di sosta e sito di nidificazione per l’avifauna e la immagino piena di anatre e limicoli, saranno arrivati di sicuro i cavalieri d’Italia e chissà se si è affacciato il falco pescatore, raro ospite d’onore, spesso fin troppo disturbato dall’uomo, vedi la Spartan Race di qualche anno fa. Immagino i fenicotteri rosa intenti a cercare nel limo i piccoli crostacei da cui prendono il pigmento che li colora, i beccapesci tuffarsi in picchiata per pescare. Tutti gli abitanti stanziali e gli ospiti in migrazione insieme in un’armonica convivenza dettata delle leggi della Natura.

Ora noi uomini siamo in quarantena,  lì fuori non c’è traffico, non ci sono rumori, non c’è gente assembrata e allora al tramonto puoi sentire il verso dell’assiolo provenire dai pini dell’arsenale militare, capita che in una città grande come Bari si osservi un grifone di passaggio o di sentire i rospi smeraldini nel loro richiamo d’accoppiamento provenire da qualche pozza d’acqua. Da tutta Italia ci arrivano video di anatre con i lori piccoli in fila indiana zampettare sui marciapiedi, cervi e cerbiatti nelle stradine vicino ai centri urbani. Nelle ville della Valle d’Itria la notte i cani sono agitati per un via vai di volpi e magari lupi, si quei lupi sull’orlo dell’estinzione anni fa che dai Parchi Nazionali, come quello d’Abruzzo o dell’Appennino Lucano, dove sono resistiti alle battute di caccia, timidamente e lentamente sono scesi fin qui da noi. I lupi rappresentano l’unica speranza di ridurre in maniera naturale la popolazione di cinghiali aumentata negli anni in maniera vorticosa e preoccupante a causa dell’importazione di specie dall’estero, predominanti sulla nostra, da parte dei cacciatori.

E nel mondo vegetale che succede? Sono fiorite le orchidee spontanee, con almeno 2 settimane di anticipo rispetto al solito, i prati tutti colorati, gli alberi da frutta in piena fioritura, forse per il clima più caldo, forse per l’aumento delle api, a loro volta aumentate per l’assenza massiccia di anticrittogamici e antiparassitari vari? Chissà se la Xylella ci rimarrà male a non vedere terreni aridi e secchi sotto gli ulivi, ma prati verdi a circondare i nostri monumenti pugliesi.

Avete come me la percezione che lì fuori sia in atto una grande festa? Vi siete accorti che noi esseri umani non manchiamo a nessuno che non sia della nostra specie?

Pur sforzandomi, non mi viene proprio in mente nessun vegetale o animale che non abbia una funzione, un ruolo, una utilità per altre specie. Me ne viene in mente solo uno e materialmente ne stiamo avendo prova, direi scientifica, come in un globale esperimento da laboratorio. In questo momento siamo assenti e tutti gli altri abitanti di questo pianeta non solo non ne risentono, ma ne traggono giovamento come a voler riprendersi i propri spazi. Noi non potremmo vivere senza le piante, gli alberi che ci danno ossigeno, il cibo che l’agricoltura naturale ci offre, i microrganismi che formano il nostro microbioma o i funghi che fanno lievitare il nostro pane, i mammiferi a 4 zampe che nella storia hanno lavorato per noi, ci hanno sfamati o semplicemente fatto compagnia dandoci tutto l’amore incondizionato come solo i nostri animali domestici sanno fare.

Sono giorni che penso ad un detto sempre valido in ogni contesto lavorativo, sportivo o di associazionismo,: “tutti sono utili e nessuno è indispensabile”. Dall’analisi dell’esperimento di lockdown per pandemia, credo si possa affermare che su questo pianeta chiamato Terra, l’essere appartenente al regno animale, ordine dei primati, famiglia degli ominidi, genere e specie Homo sapiens non sia né utile né indispensabile.

Laura Cogotzi

Osservatrice e Volontaria della Natura

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