BLACK FRIDAY ILVA: il Governo va in Europa a caccia di sconti!
Perché parliamo di “Black Friday”?
Perché il 10 dicembre il Governo italiano sarà a Bruxelles per chiedere sconti sulle emissioni di CO₂: più quote gratuite, più margini, più deroghe per gli impianti che inquinano di più, ex Ilva in testa.
Per capire quanto sia grave questa scelta, dobbiamo spiegare in due parole gli strumenti su cui il Governo vuole lo “sconto”.
🔵 ETS – Chi inquina paga (davvero)
L’ETS è il sistema europeo che stabilisce quanta CO₂ possono emettere le industrie. Ogni quota vale 1 tonnellata di CO₂.
Funziona così:
- se inquini meno, risparmi e puoi vendere quote;
- se inquini di più, devi comprarne altre (e spendi ovviamente di più ).
È il principale meccanismo che spinge le aziende a ridurre l’inquinamento.
E l’Europa lo sta rendendo sempre più severo: le quote gratuite stanno diminuendo.
Tradotto: inquinare costa sempre di più.
🔴 CBAM – Chi esporta verso l’Europa paga allo stesso modo
Il CBAM evita che le aziende scappino all’estero per inquinare gratis e poi tornino a vendere in Europa.
Chi importa acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti o elettricità deve infatti pagare certificati che compensino la CO₂ emessa nella produzione.
Insieme, ETS + CBAM garantiscono una cosa semplice: l’inquinamento ha un prezzo, ovunque lo produci.
Allora perché l’Italia vuole lo “sconto”?
Perché con l’ETS attuale tenere in piedi impianti altamente inquinanti costa troppo.
Il Governo tenta l’ennesima scorciatoia: chiedere eccezioni, deroghe e tempi più larghi.
E non per l’Italia in generale, ma per salvare un modello industriale che non sta più in piedi.
L’Italia vuole rallentare proprio quei meccanismi europei che servono a ridurre l’inquinamento.
Se ottiene margini di manovra:
- potrà aggirare i costi delle emissioni,
- potrà sostenere ancora l’AIA attuale,
- potrà tenere aperti impianti che senza deroghe non reggerebbero.
E ai sindacati viene presentato tutto questo come una “buona notizia”: una delle misure “per salvare l’ex Ilva” sarebbe proprio la richiesta di deroga sulle norme ambientali europee.
È un paradosso totale: invece di usare il negoziato europeo per accelerare la transizione, lo si usa per rallentarla.
Semplicemente vergognoso.
⚠️ Perché questo ricade direttamente su Taranto:
Perché mentre l’Europa chiede di tagliare le emissioni, l’Italia chiede sconti proprio sulle emissioni che più danneggiano noi.
Significa:
- difendere un impianto obsoleto,
- continuare a far pagare a Taranto il prezzo sanitario e ambientale.
Taranto non può più essere sacrificata per ottenere uno “sconto CO₂”.
📣 Ne parliamo insieme durante l’assemblea pubblica di mercoledì 19 novembre, via Mignogna, nei pressi di piazza Maria Immacolata.
Solo Taranto può salvare Taranto!
Facciamo passaparola!

