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Claudio Salamida aveva 46 anni e questa mattina gli ha ceduto il grigliato su cui stava lavorando, in Acciaieria 2, precipitando per diversi metri. Una morte inammissibile, che addolora profondamente ma che, purtroppo, non sorprende in un contesto in cui sicurezza e manutenzioni sono considerate da sempre un costo evitabile. La dimostrazione che l’ex-Ilva cade letteralmente a pezzi e che produrre è l’unico orizzonte di cui importa veramente.

Un’altra morte di Stato. Lo stesso Stato che dovrebbe essere garante dei suoi amministrati e che dovrebbe semplicemente prendere atto che non c’è via di salvezza per una fabbrica in cui non crede più nessuno, a eccezione delle illusioni di una politica cieca e irresponsabile. Ventiquattro ore di sciopero e si pretenderà che la giostra riparta coi suoi giri di morte, desolazione e disperazione.

A Claudio, alla sua famiglia, ai suoi colleghi va la nostra vicinanza.

A chi governa questo disastro,

diciamo che Taranto non è sacrificabile e che ogni vita spezzata è un atto d’accusa che non si cancella dalla vostra coscienza.