Ambiente

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รˆ lโ€™ultima โ€œsacca di sangueโ€ โ€“ un prestito fino a 149 milioni, da restituire in sei mesi (figuriamoci!) โ€“ รจ stato votato in via definitiva proprio in queste ore.

รˆ una cifra enorme, soprattutto perchรฉ non racconta un โ€œpianoโ€, ma una sequenza di salvataggi: soldi pubblici per reggere lโ€™emergenza, rinviando ogni volta il nodo vero โ€“ bonifiche, sicurezza, tutela della salute e del lavoro. Dal primo sequestro del 2012 per gravi violazioni ambientali, il dossier Taranto รจ diventato una costante della politica italiana โ€œsenza distinguo di governiโ€.

Dentro quel conto ci sono voci molto diverse: contributi, prestiti, ingressi pubblici nel capitale, finanziamenti soci e misure per la continuitร  produttiva.

E mentre si continua a pagare, Bruxelles avverte: โ€œquesto deve essere lโ€™ultimo aiuto di Statoโ€ dopo una serie definita โ€œinfinitaโ€. Intanto si punta alla cessione, lโ€™ennesimo passaggio di mano che promette investimenti e โ€œsalvaguardieโ€ occupazionali, ma che nella sostanza conferma una veritร : lโ€™impianto sopravvive solo a colpi di decreto.

La nostra domanda, perรฒ, รจ semplice: a cosa sono serviti 3,6 miliardi? Se il risultato รจ unโ€™azienda appesa a prestiti-ponte e proroghe, allora non รจ โ€œsalvataggioโ€: รจ trascinamento. E a pagare sono sempre gli stessi: lavoratori, cittadini di Taranto, contribuenti.

Da anni facciamo presenti questi dati assieme alle altre realtร  con cui stilammo Piano Taranto, il quale considerava, oltre ai costi diretti della fabbrica, anche quelli indiretti su sanitร , immagine del territorio ed economie alternative come lโ€™agroalimentare, il turismo e la pesca. Non solo, anche gli enormi esborsi che sono costretti a sostenere le famiglie colpite da malattie correlate allโ€™inquinamento, senza considerare il prezzo in termini psicologici che comporta vivere nel costante terrore che i prossimi possiamo essere noi, o i nostri cari.

A tutto questo cโ€™รจ unโ€™unica via dโ€™uscita: la chiusura.

Chiusura come scelta di veritร  e di responsabilitร , non come resa. La rottura di ogni schema assistenziale e collusivo, di ogni ricatto fra salute e lavoro quando da decenni mancano sia lโ€™uno che lโ€™altro. Come cessazione di unโ€™infinita via crucis sociale, economica e occupazionale. Come ripartenza attraverso un programma partecipativo che pianifichi e traguardi nuove e sane economie salvaguardando redditi e creando lavoro nuovo, stabile e dignitoso, costruito su diritti, sicurezza e futuro. A partire dalle bonifiche, finalmente. Non annunci, nรฉ commissariamenti infiniti: bonifica reale, misurabile, che restituisca suolo, aria, mare e nuove opportunitร  a una cittร  che non puรฒ piรน essere trattata come โ€œzona di sacrificioโ€.

Perchรฉ giustizia non รจ tenere in vita un mostro con soldi pubblici: รจ dare a una comunitร  la possibilitร  concreta di vivere, curarsi, lavorare.

Senza veleno.