Blog

FINALMENTE SI MUOVE QUALCOSA IN EUROPA SUL FRONTE EX-ILVA

La settimana scorsa il Consiglio d’Europa ha chiesto conto all’Italia riguardo alla sentenza CEDU Cordella del 2019 che ha condannato l’Italia per la mancata tutela della salute. In quella sede la Corte di Giustizia Europea aveva sancito che l’ex Ilva di Taranto dovesse sospendere l’attività se dannosa per salute e ambiente, riconoscendo la violazione dei diritti dei cittadini. Visto l’immobilismo della Commissione, che avrebbe dovuto deferire l’Italia alla Corte di Giustizia UE per prevedere adeguate sanzioni, lo scorso giugno era stato presentato un esposto al Mediatore Europeo da parte della europarlamentare Palmisano, insieme a Peacelink e a VeraLeaks.

Oggi, finalmente, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa formalizza a Governo, a tutti i ministeri coinvolti, alla Regione e all’Ispra una richiesta puntuale di dati, studi e misure verificabili in grado di chiarire se siano stati scongiurati i rischi all’ambiente e alla salute a Taranto, al di là di generiche intenzioni e futuribili soluzioni. Nelle prossime settimane sapremo cosa si sarà inventato il Governo riguardo alle sue inadempienze, sperando che poi il Comitato agisca conseguentemente facendo sanzionare il nostro Paese.

Nel frattempo, continua la querelle fra ArcelorMittal e lo stesso Governo: a fronte delle pretese di risarcimento per 7 miliardi di euro di quest’ultimo, Mittal ne chiede 1,8 allo Stato, tramite arbitrato internazionale, per quello che considera un esproprio illegittimo. Tuttavia le pretese del Governo paiono più propagandistiche che altro, considerato che lo Stato italiano era socio di ArcelorMittal e che i Commissari straordinari avevano l’obbligo di sorvegliare sulle mancanze riguardanti piano ambientale e manutenzioni. Carenze sulle quali il Governo Conte – come ricorda l’Avv. Rizzo Striano – intese sorvolare per scongiurare l’allora minacciata fuoriuscita di Mittal dalla società.

Insomma, il quadro resta fosco sulla fabbrica di morti, sperperi e inadempienze più grande d’Europa. Criminale insistere nel suo salvataggio, irresponsabile non rimboccarsi le maniche per un serio piano di riconversione del territorio e dell’occupazione.