RICORSO AL T.A.R. CONTRO L’AIA AD ACCIAIERIE D’ITALIA – CHIARIMENTI
La decisione del T.A.R. di Lecce depositata ieri chiarisce come l’istanza proposta dai nostri encomiabili Avvocati Ascanio Amenduni, Michele Macrì, Maurizio Rizzo Striano e Prof. Michele Carducci sia stata accolta. Il tribunale, anziché prevedere la sospensiva, strumento cautelare eventualmente adottato nell’attesa di sentenze calendarizzate in là nel tempo, ha optato per l’applicazione dell’art. 55, comma 10, uno specifico strumento processuale, che consente di velocizzare il processo amministrativo, nel momento in cui emergono evidenti questioni urgenti e complesse, come appunto la vicenda tarantina. Il suddetto articolo prevede infatti che «Il tribunale amministrativo regionale, in sede cautelare, se ritiene che le esigenze del ricorrente siano apprezzabili favorevolmente e tutelabili adeguatamente con la sollecita definizione del giudizio nel merito, fissa con ordinanza collegiale la data della discussione del Ricorso nel merito».
Dunque il TAR, avendo letto gli atti dei nostri Avvocati, ha percepito la robustezza delle loro argomentazioni e la plausibilità dell’istanza di sospensione dell’atto impugnato, propendendo per una decisione unica finale, in tempi brevi.
Alla luce di tutto ciò l’udienza decisoria è stata fissata per MARTEDì 19 MAGGIO prossimo.
Ricordiamo che le illegittimità sollevate dal nostro ricorso sono state accorpate in sei blocchi e riguardano:
1. Il mancato rispetto dei requisiti necessari all’esercizio del potere di decisione sulla decarbonizzazione, in conformità con la giurisprudenza europea sull’art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo
2. L’erronea rappresentazione della situazione di Taranto come “zona di sacrificio”, per di più in assenza dell’analisi dei rischi e benefici a base del principio di prevenzione sulle emissioni tossiche e nocive
3. La totale violazione dei contenuti, indicati dalla Corte di Giustizia UE proprio per l’ex Ilva, su “norme di qualità ambientale” ed «emissioni scientificamente note come nocive»
4. L’elusione delle cosiddette BAT (Migliori tecniche disponibili)
5. La mancata partecipazione effettiva del pubblico tarantino, in violazione della Direttiva europea sulle emissioni inquinanti, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e della Convenzione di Aarhus
6. La conseguente impossibilità di qualsiasi decarbonizzazione, presente e futura.
Contro di noi si sono costituite quasi tutte le amministrazioni dello Stato: Ministero dell’Ambiente, Ministero del Made in Italy, Ministero degli Interni, Istituto Superiore della Sanità. Hanno preferito rimanere in silenzio, senza intervenire in questo Ricorso, i Comuni di Taranto e Statte, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia. Anche di questo silenzio, prendiamo atto.
Al contrario, in soccorso di Acciaierie d’Italia, sempre contro di noi, si è costituita la proprietà ex-Ilva. Soltanto il Codacons, con i suoi Avvocati, ha deciso di costituirsi appoggiando le nostre sei ragioni e di questo lo ringraziamo.
In ogni caso, restiamo fiduciosi, per una ragione molto semplice: quello che rivendichiamo con questo ricorso è il coraggio intellettuale della verità sulla realtà tarantina; quel coraggio intellettuale, di cui ormai la politica, locale e nazionale, è ormai priva, preferendo ricorrere ai giochi di parole come “decarbonizzazione” e ad eterni rinvii (come dimostra l’ennesimo provvedimento “salva Ilva”, appena licenziato dal Parlamento).
Giochi di parole ed eterni rinvii che intanto uccidono e ai quali speriamo di mettere presto fine.

