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Ex Ilva: perché il caso Flacks è già un fallimento annunciato

Il nome che oggi circola per l’acquisizione di Acciaierie d’Italia è quello del fondo americano Flacks Group. Viene presentato come un progetto di rilancio industriale, come parte di una “strategia europea” che dovrebbe unire Taranto e British Steel.

Il problema è che, guardando proprio a British Steel, la storia è tutt’altro che rassicurante. Negli ultimi dieci anni è passata di mano più volte: venduta per “una sterlina” (cosa ci ricorda?), fallita, finita ai cinesi, poi salvata dallo Stato britannico con una nazionalizzazione d’emergenza per evitare la chiusura degli impianti e il licenziamento di migliaia di lavoratori. Oggi è in perdita ed è tenuta in vita con ingenti fondi pubblici.

Acciaierie d’Italia è in una condizione estremamente simile: perde circa un milione di euro al giorno ed esiste solo grazie al sostegno dello Stato. E anche l’operazione Flacks si regge su questo presupposto: 5 miliardi di investimenti, in gran parte pubblici, con una presenza diretta del governo nel capitale.

A Taranto questa dinamica la conosciamo bene. È esattamente lo schema già visto con Mittal: ingresso di un soggetto privato, promesse di rilancio, intervento pubblico a copertura delle perdite, e intanto il problema strutturale rimane intatto.

La sensazione è che la storia sia già scritta, ma che, il nostro governo faccia finta di non saperlo…

Da tredici anni, governo dopo governo, la strategia è sempre la stessa: spostare la palla in avanti, guadagnare tempo, costruire l’illusione di una soluzione agli occhi dell’opinione pubblica nazionale. Andare in tv e sostenere con forza che “la questione Ilva è stata risolta”, come fecero Calenda, Di Maio, Urso. Questo conta e niente altro.

E se agli occhi dell’italiano medio questa storia può essere bevuta, certamente agli occhi dei tarantini, no.

Qui non si tratta di essere pessimisti. Si tratta di riconoscere un copione che si ripete, con attori diversi ma con lo stesso finale sempre rimandato. E ogni rinvio, a Taranto, ha un costo reale. Non solo sanitario e ambientale: questi sono aspetti umani che al resto dell’Italia, purtroppo interessano poco. L’aspetto su cui spesso facciamo leva, sperando di svegliare le coscienze di qualche politico, è la leva economica. Perché l’affare ilva è un disastro economico e solo una chiusura e una riconversione potrebbero salvare Taranto, i tarantini e l’intero nostro paese.