Blog

EX-ILVA: SALTA IL FERMO IMPIANTI DI AGOSTO, LA DISPUTA CONTINUA IN CORTE DI APPELLO

Come ovvio che fosse, Ilva in A.S. e Acciaierie d’Italia hanno impugnato la decisione del Tribunale di Milano che intimava la sospensione della produzione al 24 agosto prossimo, data di scadenza dell’AIA rilasciata nel 2023. E’ stato lo stesso decreto del tribunale a prevedere la non esecutività del fermo in caso di impugnazione, e qui affiorano tutti i limiti di una sentenza che, se nel merito delle questioni ha dato ragione ai ricorrenti, nella sostanza ha fornito l’intollerabile possibilità all’azienda di poter godere dell’ennesima proroga alla sua messa a norma.

Per questo motivo, oltre all’azienda, hanno impugnato l’atto gli stessi fautori dell’inibitoria, ossia i Genitori Tarantini per il tramite degli avvocati Rizzo Striano e Amenduni i quali, opportunamente, hanno fatto presente che la Corte di Giustizia Europea aveva escluso ulteriori procrastinazioni della situazione in nome di un diritto alla salute tuttora negato.

Nell’impugnazione di Adi e Ilva in AS si sostiene che dai dati recenti non risultano eccessi di mortalità e malattie, che non c’è evidenza di danno sanitario e che i limiti sulle emissioni (in gran parte tarate sulla stessa azienda) sono sempre stati rispettati. Tuttavia, su questi temi l’Ilva è già stata smentita dalle motivazioni del tribunale, il quale ha considerato le valutazioni del danno sanitario eseguite da Arpa Puglia, ASL, ARESS e dall’Istituto Superiore di Sanità e la consulenza della dott.ssa Moschetti presentate in giudizio, oltre ad aver evidenziato come l’AIA rilasciata l’estate scorsa fosse carente in diversi aspetti, tanto da prevederne l’integrazione e il rispetto in termini genericamente definiti “brevi” (altro grosso limite all’esecutività della decisione).

Ora non resta che attendere la data della pronuncia della Corte di Appello di Milano, deputata in secondo grado, sperando che i tempi siano brevi e che la sentenza possa rendere giustizia alla nostra comunità.