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REFERENDUM COSTITUZIONALE DEL 22 E 23 MARZO: PERCHE’ GxT DICE ‘NO’

Il 22 e il 23 marzo si voterà per il referendum costituzionale sulla magistratura. I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23 la domenica e dalle 7 alle 15 il lunedì.

Il referendum costituzionale, a differenza di quello abrogativo, non prevede quorum, quindi sarà deciso ciò che verrà fuori dalle urne: ogni voto conta.

E’ la quinta volta che si dà luogo a un referendum costituzionale in Italia. Modificare la Costituzione è una cosa molto seria, per questo è previsto che le due Camere si esprimano in merito due volte ciascuna. Se nella seconda votazione non si raggiunge la maggioranza dei 2/3, su richiesta di un quinto dei membri di una Camera, di 5 consigli regionali, o di 500.000 elettori, la parola passa al popolo.

PERCHE’ GIUSTIZIA PER TARANTO E’ PER IL ‘NO’

Nelle intenzioni palesemente e scompostamente esplicitate da vari membri del Governo è chiaramente emerso come questa riforma non serva ai cittadini ma sia, piuttosto, una reazione a provvedimenti sgraditi, frutto di un’insofferenza acuta per i meccanismi di controllo e di garanzia. Allo stesso modo di come è sempre stata sgradita la stampa non asservita e qualsiasi altra forma di dissenso democratico.

Va subito detto che questa non è né una riforma per i cittadini, né un efficientamento della macchina giuridica, ma un tentativo di assoggettamento della magistratura al potere politico, a rischio del principio della separazione e indipendenza dei poteri su cui si fonda lo stato di diritto.

D’altro canto, ove per comprenderlo non fosse già sufficiente l’analisi della riforma e del contesto nel quale è calata, è sufficiente osservare l’accanimento sprezzante e le argomentazioni artificiose che si stanno utilizzando per portarla avanti. Non di minor conto è che l’approvazione delle modifiche proposte è avvenuta senza alcun confronto, né contraddittorio, in totale spregio allo spirito con cui dovrebbero essere affrontate modifiche di tale portata. Spirito esplicitato nell’art. 138 della Costituzione stessa.

A Taranto sappiamo già molto bene cosa significa quando la politica forza la mano sui provvedimenti della magistratura, con questa riforma riteniamo che la politica potrà avere ancora più mano libera per farlo.

Questo è il nostro giudizio sia in considerazione della riforma stessa che – ancor più – del quadro che si sta delineando con quelle già compiute e quelle annunciate e che lo rendono un progetto revisionistico piuttosto allarmante:

  • La riforma costituzionale sul premierato, col voto diretto del Capo del Governo e la riduzione a figura di semplice rappresentanza del Presidente della Repubblica, oggi garante della Costituzione
  • La riforma elettorale con la quale si intende attribuire un premio di maggioranza spropositato e antidemocratico a chi vincerà le elezioni, senza peraltro prevedere la possibilità di indicare le preferenze
  • La riforma del Codice penale, che mette mani sull’abuso di ufficio (abolendolo) e le intercettazioni (limitandole)
  • L’annunciata riforma del Codice di Procedura Penale, con la volontà (pericolosissima) di stabilire priorità diverse a seconda dei reati
  • La volontà espressa dal Ministro Tajani di prevedere una successiva riforma volta a portare la Polizia Giudiziaria (oggi a disposizione dei PM per effettuare le indagini) sotto il diretto controllo dei rispettivi ministeri (Economia, Finanze e Interno) e, dunque, dell’esecutivo.
  • La riforma della Corte dei Conti con aumento del controllo preventivo sugli atti e la riduzione delle responsabilità pecuniarie degli amministratori pubblici
  • Ci preoccupano anche i vuoti procedurali di questa riforma, ai quali il Governo si è riservato di mettere mano con decreti attuativi successivi
  • La riforma della scuola, sempre più fabbrica di manodopera che ente formativo (si veda, fra l’altro la compressione delle ore di italiano, che è strumento del pensiero)

Per chiara ammissione del figlio di Licio Gelli, questa è la riforma che il padre – fondatore della loggia P2 che voleva sovvertire l’ordine democratico della Repubblica – aveva in mente di fare, assieme ai suoi sodali. La stessa anelata da sempre anche da Silvio Berlusconi.

COSA PREVEDE NELLA SOSTANZA LA RIFORMA?

  1. Dividere in due il CSM, in modo da averne uno per i giudici inquirenti (PM) e uno per la magistratura giudicante e, in più, l’istituzione di un’Alta Corte di Giustizia.

    CONSEGUENZE: I magistrati non avranno più una formazione giuridica a tutto tondo e il PM ne avrà una esclusivamente inquirente, cioè da “indagatore”. Il rischio è che possa diventare un “inquisitore di Stato”, le cui prestazioni saranno giudicate in base alle sentenze di condanna ottenute. Altra conseguenza saranno gli enormi costi di questa moltiplicazione di organismi statali (attualmente il CSM costa 47 milioni di euro all’anno che, con la riforma, verranno almeno triplicati).
  2. I membri togati dei due CSM non saranno più eletti da tutti i magistrati secondo il principio dell’autogoverno per rappresentanza, ma sorteggiati fra gli oltre 9.000 magistrati italiani.

    CONSEGUENZE: Nessun eletto avrà legittimazione elettorale, né responsabilità rispetto ai propri elettori.
  3. I membri laici (professori universitari di diritto e avvocati con 15 anni di professione) non saranno più scelti dal Parlamento in seduta comune con la maggioranza dei 3/5, prevista dai costituenti per avere la più ampia rappresentatività delle anime del Parlamento, ma sorteggiati da un elenco di numero non precisato predisposto dalla politica stessa.

    CONSEGUENZE: I membri laici non saranno più espressione del potere legislativo (il Parlamento tutto), ma rischieranno di essere soprattutto espressione di quello esecutivo (il Governo di turno). Dunque, è assai probabile che i membri laici espressione del potere politico, saranno assai più coesi e organizzati di quelli togati e quelli togati più isolati al proprio interno, con tutti i rischi del caso. A parità di logica, si potrebbe pensare di sorteggiare i parlamentari italiani fra tutti i membri dei circoli di partito del Paese!
  4. Alta Corte di Giustizia. Sarebbe un organismo del tutto nuovo, deputato a giudicare sui magistrati. Qui, a nostro giudizio, rischi e anomalie sono tanti:
    • a) Non è prevista la presidenza da parte del Presidente della Repubblica, da sempre figura di garanzia per il CSM
    • b) E’ un’istituzione che viola i dettami della Costituzione per cui è vietata la nomina di giudici speciali o straordinari
    • c) Il rapporto fra membri togati e laici, che nel CSM è sempre stato di 2 a 1, si assottiglia diventando di 3 a 2 perché si aumenta la presenza numerica dei laici (politici)
    • d) I togati verranno sorteggiati SOLO fra quelli che avranno 20 anni di servizio attivo e che svolgono (o hanno svolto) funzioni di legittimità. In pratica si limita la partecipazione ai soli giudici di Cassazione
    • e) Vengono alterati i meccanismi di garanzia della giustizia poiché i magistrati potranno appellarsi alle decisioni dell’Alta Corte solo presso l’Alta Corte stessa

Sappiamo bene come in Italia sia sempre più diffuso il sentimento, mai sopito, che la democrazia, con i suoi tempi e le sue procedure, sia un orpello che impedisce la governabilità, ma Stato e Governo non vanno confusi. Il Governo può e deve muoversi all’interno di meccanismi a incastro che rispettino le minoranze e impediscono derive antidemocratiche. E che impediscano, soprattutto, che qualcuno possa considerarsi al di sopra della legge. Ciò a garanzia di tutte e di tutti. Si governa all’interno delle leggi e dei meccanismi democratici sapientemente previsti dai costituenti in una delle Carte più autorevoli al mondo e frutto, non a caso, degli insegnamenti maturati dopo il periodo nero del fascismo.

A nostro giudizio, dunque, siamo di fronte a un tentativo assai pericoloso di intaccamento della separazione dei poteri, per cui sentiamo la responsabilità di lasciare che rimanga solo un ‘tentativo’. Per noi è un convinto ‘NO’.