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ETS: quote CO₂ confermate, la proposta del Governo Meloni non passa, possibili ripercussioni per Taranto?

Nelle ultime settimane il governo italiano, con il ministro Adolfo Urso, aveva chiesto apertamente la sospensione del sistema ETS, definendolo un peso per le imprese.

L’ETS è il sistema europeo che mette un prezzo all’inquinamento: più CO₂ emetti, più paghi. Serve a ridurre le emissioni e a spingere imprese e industrie verso modelli più sostenibili.

Al Consiglio europeo del 20 marzo il tema è stato discusso, ma la posizione è rimasta chiara: nessuna sospensione, nessuno smantellamento del mercato della CO₂. L’ETS resta uno strumento centrale della politica climatica europea, anche se si apre alla possibilità di una revisione, ma non alla sua cancellazione.

Nonostante il pressing del governo guidato da Giorgia Meloni, diversi Paesi hanno ribadito la necessità di mantenere il sistema. È passata però una linea più flessibile: gli Stati membri potranno adottare misure temporanee e mirate per contenere il prezzo dell’energia, anche intervenendo sugli effetti dell’ETS.

Dunque, se da un lato il tentativo di sospensione non è andato a buon fine, dall’altro si aprono spazi di intervento nazionali che vanno monitorati con grande attenzione.

Per Taranto, ad esempio, questo è un passaggio cruciale: ogni richiesta di flessibilità sul sistema ETS rischia di tradursi in un modo per tenere in piedi il modello a carbone, rinviando ancora una volta scelte strutturali e davvero sostenibili.

Nel caso dell’ex Ilva, infatti, il nodo non è solo europeo, ma profondamente locale: tra autorizzazioni ambientali, produzione ad alto impatto e costi crescenti delle emissioni, il rischio è continuare a pagare in termini di salute, ambiente, lavoro e futuro.

Perché ogni tentativo di “alleggerire” il peso dell’ETS non è mai neutro: significa, di fatto, rendere economicamente più sostenibile un modello industriale ancora legato ai combustibili fossili.

Ed è proprio qui che si inserisce la questione ex Ilva: non si può continuare a produrre con logiche fossili, chiedendo al tempo stesso deroghe e flessibilità sulle emissioni.

Questo non è un percorso di transizione: è un rinvio del problema.

La vera sfida non è abbassare il costo delle emissioni per continuare come prima, ma scegliere finalmente un cambiamento reale. Per Taranto significa avere il coraggio di superare un modello industriale non più sostenibile, investendo in una riconversione vera, che metta al centro salute, ambiente e futuro.

Perché le decisioni su energia e clima non restano mai astratte: si traducono sempre in scelte concrete che incidono sulla vita delle persone e sul destino dei territori. E Taranto non può più permettersi di aspettare.