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HA VINTO IL NO: LA COSTITUZIONE E’ SALVA!

La Carta Costituzionale è di tutte e tutti gli italiani, non doveva e non poteva essere modificata senza confronto, come questo governo ha fatto, chiudendo a ogni contraddittorio.

La Presidente del Consiglio e diversi esponenti del Governo ora stanno affermando di rispettare il voto popolare, ma quel rispetto fino a venerdì scorso non c’è stato, sostituito da un racconto fazioso di una riforma che, in realtà, non avrebbe cambiato nulla per la gente. Non c’è stato neppure da parte della sinistra, cui è convenuto di più metterla sullo scontro politico, che sulla sostanza delle questioni, come sempre cercando di capitalizzare come propri dei meriti che non ha.

Nel nostro piccolo ci siamo sforzati di raccontare la riforma nel merito, assieme a magistrati cui va tutta la nostra stima, cercando di favorire analisi critica e consapevolezza, rappresentando i rischi che abbiamo scorto in considerazione delle riforme fatte e delle altre all’orizzonte.

Il popolo italiano, ancora una volta, si è dimostrato più maturo di chi lo rappresenta. L’affluenza è stata buona, finalmente, ma purtroppo non pensiamo sia un trend come tanti commentatori affermano. Piuttosto è stata l’assenza di quorum a riportare al voto i tantissimi sfiduciati dalla politica. E’ accaduto perché stavolta c’era la possibilità di incidere e di far contare davvero la propria preferenza, lontano dai tradimenti della politica e anche da quorum sempre più irraggiungibili.

Non abbiamo mai creduto nella tesi che attribuiva più chance al SI quanto più fosse stata l’affluenza, poiché il ritorno al voto degli astenuti cronici è proprio di chi è rimasto orfano di una sinistra credibile e che, di conseguenza, non avrebbe concesso a questa pessima destra di mettere mano alla Costituzione.

D’altro canto, ci è parso che in pochi, fra coloro i quali hanno rispettabilmente votato SI, lo abbiano fatto perché credevano nella riforma: in molti lo hanno interpretato come un voto politico e tanti altri ne hanno fatto la clava con cui poter colpire quella che ritiene essere una casta. Anche questo aspetto dovrebbe far riflettere riguardo alle frustrazioni che crescono nei vuoti della rappresentanza.

L’esito di questo referendum insegna molte cose, una su tutte, che ci vorrebbe una seria riforma dei criteri di partecipazione per colmare le distanze della gente dalle decisioni che la riguardano. A questo proposito, proprio sull’istituto del referendum, vi riportiamo a seguire le parole preziose di Costantino Mortati, uno dei padri costituenti più illuminati e protesi al coinvolgimento popolare. Le pronunciò durante una delle sedute che diedero vita alla Costituzione italiana; quella di cui oggi possiamo continuare a essere orgogliosi.

«[…] la constatazione di uno scarto fra partiti e opinione pubblica viene a giustificare ancora di più l’adozione di questo istituto, perché questo contrasto fra rappresentanti e rappresentati può significare o una deficienza dei primi o una deficienza dei secondi. O sono i primi che interpretano male la volontà popolare e i bisogni reali del popolo, e allora è giusto che la loro attività sia arrestata dal popolo; o è il popolo che è scarsamente educato, e allora è ai partiti che si deve imputare tale situazione, ed il rimedio non può essere quello di escludere il popolo, bensì di eccitare il suo spirito politico, la sua sensibilità ai problemi politici, la sua capacità di intendere gli interessi generali, il che è compito specifico dei partiti, che non possono rigettare i mezzi per facilitare il raggiungimento di tali fini.

Proprio a ciò giova la politicizzazione degli interessi nei quali il popolo vive la sua vita di ogni giorno; ed è anche col servirsi delle varie associazioni spontanee e col loro inserirle nella vita politica che si può agevolare la sensibilità popolare alla voce degli interessi collettivi.»