“Crolla il sogno della decarbonizzazione! Hanno scippato Taranto!”
È questo il coro che si sente in queste ore dopo il decreto del Governo che cancella il progetto del preridotto e libera il miliardo di euro inizialmente destinato alla sua realizzazione, redistribuendolo ad altri progetti di decarbonizzazione in tutta Italia.
Regione Puglia e Movimento 5 Stelle parlano di “mazzata”, “scippo” e “grave passo indietro”.
Ma siamo sicuri che per Taranto sia davvero una tragedia?
Perché qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini una cosa molto semplice: il preridotto non era un parco, non era un ospedale e non era una bonifica. Era un altro impianto industriale, alimentato a gas, costruito accanto a un territorio che da decenni paga un prezzo altissimo in termini di salute e ambiente.
Ci raccontano che senza preridotto non ci sarà l’acciaio “pulito”. Ma “più pulito” non significa pulito. E soprattutto non significa a impatto zero.
Fa sorridere vedere chi, fino a ieri, prometteva una svolta ecologica, oggi indignarsi perché non si realizzerà un nuovo impianto industriale a Taranto.
Noi la pensiamo diversamente e avevamo ampiamente previsto tutto quello che sta succedendo a Taranto.
Sia chiaro, però: una cosa è dire che il preridotto non rappresentava la soluzione per Taranto, un’altra è accettare che il Governo porti via un miliardo di euro destinato alla città. Se quell’impianto non si farà, quelle risorse devono comunque restare a Taranto ed essere investite in bonifiche, riconversione economica, nuove opportunità di lavoro e tutela della salute.
Perché il vero scippo non è la rinuncia al preridotto, ma il fatto che, ancora una volta, si sottraggano risorse a un territorio che da decenni paga il prezzo più alto dell’industrializzazione italiana.

