Capristo e Laghi: un “patto d’Acciaio” per favorire la fabbrica

Ieri abbiamo dato notizia dell’arresto dell’ex commissario Ilva Enrico Laghi nell’ambito dell’inchiesta a carico del Procuratore di Taranto Capristo. Oggi proponiamo un approfondimento sulla questione poiché gli elementi indiziari emersi sono a dir poco sconcertanti e vanno conosciuti. Un vero insulto alla nostra comunità e a quanti sono morti dentro e fuori alla fabbrica.

Capristo <<vendeva stabilmente ad Amara (avvocato penalista), Laghi e Nicoletti (consulente dei commissari Ilva), la propria funzione giudiziaria per ottenere sviluppi della sua carriera>>, <<nonché per ottenere vantaggi economici e patrimoniali in favore del suo inseparabile sodale avv. Giacomo Ragno>>. In pratica Capristo garantiva vantaggi processuali ad Ilva in AS, in cambio di una “buona parola” in favore dell’ex Procuratore da parte di Laghi, Nicoletti e Amara al Consiglio Superiore della Magistratura ed in cambio, inoltre, di incarichi da parte di Ilva in AS al su sodale avv. Ragno.

A loro volta Laghi e Nicoletti, attraverso l’aggiustamento dei procedimenti in capo all’Ilva, si accreditavano presso il Governo in qualità di manager capaci di risolvere le grane legate alla fabbrica.

Ma quali sono esattamente i vantaggi accordati ad Ilva da Capristo secondo la Procura di Potenza? ci sono nefandezze di ogni tipo, scopriamole:

Oltre ad un generale <<approccio aperto, dialogante e favorevole alle esigenze di Ilva in AS>>, assecondava e portava a termine una questione che ad Ilva stava molto a cuore: la richiesta di patteggiamento nel processo Ambiente Svenduto. La richiesta fu poi rigettata dall’Organo giudicante competente, anche grazie alla manifestazione del 25 febbraio del 2017 da cui nacque Giustizia per Taranto, che portò i riflettori sulla possibile uscita delle società Ilva dal processo.

In occasione dell’incidente mortale che uccise Giacomo Campo il 17 settembre 2016 si prodigò per la nomina di un consulente di sua fiducia per “condizionare” l’esito degli accertamenti sugli impianti: il consulente <<gradito ad Ilva in AS>> era Massimo Sorli.

Sollecitò i suoi Sostituti a <<provvedere con massima sollecitudine al dissequestro dell’AFO 4 (che poi avveniva in 48 ore, peraltro sulla base dell’impostazione difensiva dell’ILVA, rivelatasi infondata e basata sulla necessità di alimentare, per mezzo dei macchinari coinvolti nel sinistro, l’altoforno e, quindi, impedire sbalzi di temperatura che lo avrebbero danneggiato>>.

Gestì, subito dopo l’incidente, <<i rapporti con la stampa in modo da fare Intendere che Ilva in AS, e i suoi dirigenti, potessero essere stati vittime di attività di sabotaggio in loro danno e proponendosi quale garante delle opere di risanamento ambientale di ILVA in AS, manifestando pubblicamente, in più occasioni, che la sua Procura avrebbe a questo fine lavorato in sinergia con l’Amministrazione Straordinaria>>.

Dopo la morte di Alessandro Morricella, invece, <<sollecitò il PM titolare delle indagini a concedere la facoltà d’uso dell’AFO 2, nonostante l’accertata parziale inadempienza da parte dell’Ilva alle prescrizioni. A questo scopo arrivò perfino a fare pressioni sul legale dell’Ilva affinché inducesse l’operatore del “campo di colata” a confessare la sua esclusiva responsabilità onde escludere il coinvolgimento dell’azienda e della dirigenza>>.

Richiese al PM titolare <<di valutare favorevolmente la posizione dell’Ingegnere Ruggero Cola, difeso dall’amico Avv. RAGNO, suggerendone lo stralcio e la definizione con richiesta archiviazione (senza raggiungere l’intento grazie alla opposizione del PM che non aderiva alla impostazione difensiva>>.

infine, <<approfittando del periodo di ferie del PM titolare — indusse il sostituto in servizio ad esprimere parere favorevole a tale facoltà d’uso>>.

In cambio di tutto ciò Laghi e Nicoletti inducevano i dirigenti Ilva sottoposti a procedimenti penali a conferire la loro difesa all’avv. Ragno. Insomma un sistema di reciproci vantaggi ben orchestrato, in danno al territorio tarantino ed in cui la spregiudicatezza appare evidente. Pensare a questo prodigarsi in favore della fabbrica con operai morti su quegli impianti solo poche ore prima è sconvolgente. Probabilmente l’inchiesta si allargherà ancora e le responsabilità dovranno essere accertate in giudizio, ma tanto basta per avere un’idea del sistema che da sempre gravita attorno a questa fabbrica. Un sudiciume politico, etico e morale che fa da catena e gabbia per Taranto. Ennesima conferma di quanto sosteniamo da sempre: che Ilva va chiusa ora e per sempre affinché Taranto possa essere finalmente liberata.

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