Salviamo Taranto!

Pende sulle nostre vite, come una spada di Damocle, l’ultimo decreto varato dal governo studiato principalmente per impedire l’azione della magistratura sulla fabbrica. Una chiara invasione di poteri che ha l’obiettivo di aprire la porta all’accordo con ArcelorMittal per l’acquisto dei rami d’azienda dell’ex-Ilva, oggi impedito proprio dal sequestro e dalla confisca pendenti sull’area a caldo. Certi che quanto previsto sollevi profili di incostituzionalità, confidiamo in un’impugnazione da parte della Procura tarantina. Il momento richiede enorme responsabilità da parte di tutte le istituzioni e della società civile e questa potrà essere declinata su obiettivi ben precisi.

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La lista della spesa di Lucia Morselli

L’audizione di ieri alla commissione Industria del Senato è stata una nuova occasione per l’AD di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, per presentare la sua lista della spesa al Governo. Un’ulteriore, insopportabile, offesa alla nostra comunità, come se già non bastassero tutti i provvedimenti catastrofici previsti dall’ultimo decreto e le dichiarazioni fornite solo qualche giorno fa dalla stessa Morselli sugli obiettivi della fabbrica.

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Arriva puntuale il nuovo ricatto occupazione

Acciaierie di Italia ha comunicato oggi che da lunedì 145 aziende dell’indotto saranno sospese a tempo indeterminato. Ecco l’ennesima prova di forza di Acciaierie d’Italia verso il governo italiano. Un modo per alzare la posta alla vigilia dell’incontro coi sindacati di lunedì a Roma. D’altra parte con l’ex-Ilva le tempistiche non sono mai frutto del caso… La sospensione delle aziende dell’indotto altro non è che il solito ricatto occupazionale e un nuovo tentativo di battere cassa, di succhiare come un vampiro soldi pubblici, che non portano ricchezza al territorio ma inquinamento e problemi sanitari.

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Ex-Ilva, il silenzio che uccide

Sulla questione relativa all’ex-Ilva tutto tace ancora da Roma, ma le prime mosse del nuovo Governo non lasciano ben sperare riguardo a soluzioni che possano risolvere i problemi dei tarantini, né dal punto di vista sanitario ed ambientale e né da quello economico e sociale. La fabbrica, infatti, continua ad inquinare, tenere ai margini i lavoratori e generare cospicue perdite a fronte delle quali risulta irresponsabile continuare ad investire ingentissime somme pubbliche incapaci di rendere il siderurgico compatibile col territorio

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Eni scarica Acciaierie d’Italia

Dal 30 settembre scorso ENI non fornisce più il gas al siderurgico di Taranto. Anche se non è stato detto esplicitamente, è facile intuire che il motivo stia nell’inaffidabilità patrimoniale dell’ex-Ilva, già in debito con ENI per quasi 300 milioni di euro. Acciaierie d’Italia ha ora tre mesi di tempo per trovare un nuovo fornitore, fino ad allora ci penserà l’ennesimo paracadute di Stato, stavolta offerto attraverso la Snam, controllata da Cassa Depositi e Prestiti.

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Due piccioni con una fava: il miliardo ad Accierie d’Italia serve a pagare le bollette all’Eni

Il miliardo stanziato dal ‘Governo del Migliore’ nel DL Aiuti bis, infatti, servirà, fra le altre cose, a saldare il debito da 285 milioni di euro che Acciaierie d’Italia ha con l’Eni per l’approvvigionamento di gas. E’ stato predisposto sotto forma di aumento di capitale per il tramite della controllata di Stato Invitalia. Dunque con una sola mossa si dà fiato al siderurgico e si salva l’Eni (altro grosso stabilimento impattante sul nostro territorio) dal rischio di insolvenza dimostrando, ancora una volta, come il problema dello stabilimento non sia solo ambientale e sanitario, ma anche economico (oltre che occupazionale).

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Arpa segnala le emissioni insostenibili di Acciaierie d’Italia

Sono bastate le operazioni di ripartenza dell’altoforno 4 dell’ex ilva di Taranto per fare alzare i valori delle emissioni di inquinanti e cancerogeni . È quanto emerge da una relazione di Arpa Puglia inviata nelle scorse ore al Comune di Taranto, all’ Asl ionica e soprattutto all’ Ispra, emissioni che pur restando nei limiti di legge possono avere effetti negativi sulla salute umana, a questo inoltre si aggiunge anche il dato fondamentale certificato proprio da Arpa Puglia, insieme ad Aress e Asl Taranto, che nella valutazione del Danno Sanitario per l’ex Ilva hanno confermato che in caso di una produzione annua di 6 milioni di tonnellate d’acciaio, anche con l’attuazione di tutte le misure previste dall’Aia, il rischio per la popolazione tarantina non è accettabile.

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Ricatto occupazionale: un film stravisto

Acciaierie d’Italia ha comunicato alle organizzazioni sindacali la necessità di ricorrere, a partire dal 28 marzo, alla Cassa integrazione straordinaria per la durata di 12 mesi, per tremila lavoratori (di cui 2.500 a Taranto).Leggendo la richiesta dell’azienda si evince che solo il “raggiungimento di volumi produttivi pari a circa 8.000.000 ton/anno consentirà all’azienda il totale impiego delle risorse”. Peccato che il valore di produzione massimo consentito dal Dpcm del 29 settembre 2017 sia di sei milioni di tonnellate, e che ogni valutazione del danno sanitario condotta fino ad oggi giunga alle conclusioni che una produzione ad 8 milioni di tonnellate/anno comporti un rischio cancerogeno inaccettabile.

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