“Taranto ha una qualità dell’aria invidiabile”, il negazionismo che conviene a qualcuno

Secondo una ricerca rilanciata da Il Sole 24 ORE (condivisa anche dal parlamentare Gianpaolo Cassese), i dati che mettono Taranto tra le città con minore PM10 in Italia, sfaterebbero uno dei “luoghi comuni” dell’ambientalismo: “Taranto non è una città inquinata ma anzi si caratterizzerebbe per una qualità dell’aria invidiabile!”. Una conclusione imbarazzante del giornalista Jacopo Gilberto, già portavoce, nel 2012, dell’ex ministro dell’ambiente Corrado Clini che, in passato, noi tarantini abbiamo avuto modo di conoscere molto bene… Questo articolo, non solo offende il dramma e le troppe vittime innocenti che il nostro territorio conta, ma dimostra la completa impreparazione (o volontà di strumentalizzazione) di chi ha interpretato i risultati dello studio.

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Sit-in al tribunale per chiedere la revoca della facoltà d’uso agli impianti ex-Ilva sotto sequestro

Quando fu concessa la facoltà d’uso dell’altoforno 4, dopo la morte di Giacomo Campo, vi erano, a Taranto, un Procuratore Capo, Carlo Maria Capristo, e un commissario dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria, Enrico Laghi. Entrambi, oggi, sono accusati di aver agito, contrariamente ai loro doveri, in favore dell’immediato dissequestro degli impianti. Alla luce anche di queste indagini e ipotesi di reato, che evidenziano l’esistenza di uno schema di pressioni illecite e corruttive nella gestione della vicenda Ilva, chiediamo, con forza, alla Procura della Repubblica di Taranto, di chiedere la revoca della facoltà d’uso di tutti gli impianti dell’area a caldo.

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Sentenza CEDU: Legamjonici replica alle osservazioni del Governo italiano

Lo Stato italiano ha risposto alla richiesta di informazioni da parte del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che vigila sull’esecuzione della sentenza CEDU del gennaio 2019.Il comitato Legamjonici ha replicato alle falsità dichiarate dall’Italia scrivendo nuovamente al Comitato dei Ministri europeo ed illustrando la reale situazione di Taranto. Non si molla di un centimetro nella battaglia per ridare giustizia al nostro territorio.

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I fondi europei non potranno essere usati per l’ex-Ilva

Mentre sui cittadini di Taranto si è abbattuta l’ennesima sentenza di condanna da parte del Consiglio di stato, è appena arrivata un’ottima notizia dall’Unione europea: NON SARÀ POSSIBILE UTILIZZARE I FONDI EUROPEI DEL RECOVERY PLAN PER LO STABILIMENTO EX-ILVA DI TARANTO! La notizia arriva dall’europarlamentare tarantina, Rosa D’Amato.

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Taranto dice basta!

ll Consiglio di Stato ha negato lo spegnimento dell’area a caldo, andando in contrasto con la sentenza del Tar di Lecce dello scorso febbraio che ne imponeva la chiusura. Ancora una volta viene quindi negata giustizia a Taranto, nonostante la sentenza del Tribunale amministrativo di Lecce avesse emesso una sentenza con opportuni richiami a precedenti espressioni dello stesso Consiglio di Stato. Un giudizio che, alla luce delle nuove evidenze scientifiche e sanitarie che sottolineano ancora eccessi di mortalità e di mortalità e di malattie correlate agli inquinanti immessi dall’impianto siderurgico sul nostro territorio, non esitiamo a giudicare, come sempre, sbilanciato verso la produzione e il profitto piuttosto che la vita.

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Lo Stato è entrato nell’ex-Ilva a scatola chiusa!

Il Governo Conte, prima di decidere per l’ingresso di Invitalia in società con ArcelorMittal, commissionò un’analisi di bilancio alla società KPMG. Di questo documento si viene a conoscenza solo oggi grazie a l’Espresso, in edicola da ieri, che ne svela alcuni inquietanti retroscena:

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Cercasi “Speranza” per Taranto: le associazioni tarantine scrivono al Ministro della Salute

il Ministro della Salute, il vero grande assente nella vertenza Ex-Ilva: nessuna dichiarazione e presa di posizione pubblica nonostante la questione riguardi un disastro sanitario drammatico per la nostra comunità. Eppure il Ministro Roberto Speranza è, in virtù dell’emergenza derivante dalla pandemia Covid, oggettivamente molto presente negli ultimi mesi nel dibattito pubblico e lo fa sempre difendendo, in maniera egregia e rigorosa, la salute pubblica ed il principio per il quale nessun interesse economico può derogare la necessità di salvaguardare la salute dei cittadini. Non capiamo, però, il motivo per cui il Ministro della Salute, non rivendichi tale sacrosanto principio anche per Taranto e la sua comunità.

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La partita a scacchi attorno all’ex-Ilva

Nei giorni scorsi l’ex presidente della Camera di Commercio Sportelli è stato nominato, da Lucia Morselli, rappresentante legale di Acciaierie d’Italia all’interno di Confindustria, l’associazione degli industriali. Un incarico che potrebbe sembrare simile a tanti altri, ma non lo è. Si tratta di una mossa ben congegnata che fa il paio con la recente nomina dell’on. Chiarelli a nuovo Commissario della Camera di Commercio da parte del Ministro leghista dello Sviluppo Economico, Giorgetti.
Entrambe le questioni si inquadrano all’interno di una partita a scacchi volta a sparigliare le alleanze che si stavano consolidando attorno alle posizioni più intransigenti assunte dal sindaco Melucci rispetto alla fabbrica. L’obiettivo è ridare linfa ai legami di potere che fecero la fortuna dei Riva tenendo in ostaggio la città.

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Dopo la sentenza di oggi l’accordo Stato-Mittal può saltare!

Fra i tantissimi elementi di valutazione politica dopo la sentenza di questa mattina, una assume rilevanza fondamentale per il futuro di Taranto: con la confisca degli impianti stabilita oggi, prende solidamente corpo una delle condizioni per la fuoriuscita di ArcelorMittal dall’acquisto degli asset dell’ex Ilva. È infatti praticamente impossibile che al 2022, data entro la quale Mittal dovrà esercitare il suo diritto di acquisto, la confisca stabilita oggi venga meno, poiché è altamente improbabile che per quella data si arrivi ad una sentenza di terzo grado che possa sovvertire la decisione odierna.

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Nuova Valutazione del Danno Sanitario per l’ex-Ilva: il rischio resta inaccettabile

E’ stato redatto da Arpa, Aress e Asl il documento scientifico sulla nuova Valutazione del Danno Sanitario in riferimento all’attuale autorizzazione concessa all’ex-Ilva. Lo rivela oggi La Gazzetta del Mezzogiorno. L’analisi fa riferimento allo scenario produttivo di 6 milioni di tonnellate di acciaio all’anno. La notizia non può che avere un peso enorme in relazione ai piani del Governo che vogliono portare a 8 milioni la produzione annua.

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Esposto di GxT contro ArcelorMittal e Acciaierie d’Italia per l’inquinamento attuale

La battaglia per ridare giustizia e dignità al nostro territorio va avanti su tutti i fronti: dalle piazze, alla pressione

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Tutto il disinteresse di Giorgetti per i lavoratori della fabbrica

Troviamo davvero imbarazzante l’atteggiamento del Ministro Giorgetti di non incontrare e non fornire alcuna risposta alla delegazione dei lavoratori ArcelorMittal che ieri, partiti in nottata da Taranto, hanno partecipato al sit-in organizzato da Usb Taranto per la vertenza del licenziamento di Cristello, ancora irrisolta. L’ennesima dimostrazione che il MISE abbia più a cuore le esigenze ed interessi di una multinazionale predatoria che quelle dei lavoratori e della nostra comunità.

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“Acciaierie d’Italia”: un nuovo nome ai vecchi problemi

Tra fiction e realtà, lo Stato ci ha regalato un nome nuovo di zecca…”Acciaierie d’italia”. Solo che questa non è una fiction. E noi non vogliamo essere spettatori inermi. Ieri, 14 aprile 2021, lo Stato è entrato ufficialmente nella società con ArcelorMittal. L’arrivo dello Stato si è espresso – come previsto – con un investimento di 400 milioni di euro nel capitale sociale della società. Il nuovo socio pubblico, a seguito dell’esborso, ha ottenuto una partecipazione al capitale sociale pari al 38% e diritti di voto pari al 50%. Ma non è finita. L’operazione che a noi sembra per lo più, una strategia di “marketing” del rilancio del sito industriale, passa attraverso parole chiave come “rilancio dell’economia del mezzogiorno”, “acciaio green” ed “emissioni zero entro il 2050”.

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Presidio per i diritti e contro l’arroganza di Mittal questa mattina davanti alla direzione del siderurgico

Da una parte una multinazionale predatoria, criminale ed arrogante, dall’altra un operaio licenziato per essersi semplicemente espresso, con un post su Facebook, contro l’inquinamento.
Un atto di una violenza inaudita, un attacco ai diritti dei lavoratori. Colpirne uno per educarne e zittirne mille. L’ennesima evidenza che Mittal è incompatibile con i diritti umani e con questo territorio.

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Stasera a Le Iene il caso del lavoratore licenziato. Intanto il Governo si piega alle pressioni di ArcelorMittal

Questa sera la trasmissione Le Iene dedicherà un servizio sulla questione del lavoratore licenziato da ArcelorMittal per aver condiviso un post in cui invitava a vedere la fiction “Svegliati amore mio”. La troupe di Italia 1 ha fatto un blitz a Taranto, due notti fa, proiettando le immagini della fiction e le interviste a riguardo dei suoi protagonisti sulla facciata della Direzione dello stabilimento ArcelorMittal.Dietro questo gesto clamoroso di ArcelorMittal c’è non solo l’arrogante intimidazione dei propri dipendenti, ma anche la chiara volontà di mettere pressione al Governo affinché entri presto nella compagine societaria. Taranto e la sua comunità, dunque, continuano ad e

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