Arriva il quattordicesimo decreto salva-Ilva: cento passi indietro

È arrivato il primo regalo del Governo Meloni alla città di Taranto: un decreto legge che serve per reintrodurre, di gran fretta, l’immunità penale per i gestori del siderurgico ex-Ilva. Probabilmente si sta configurando la prosecuzione del reato ambientale (la magistratura sta avviando un nuovo filone di inchiesta): il governo si è preoccupato di porre rimedio a possibili problemi.

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Protesta degli operai, si chiede (erroneamente) di nazionalizzare la fabbrica

Monta la protesta degli operai a Taranto che oggi, sotto palazzo di città, hanno manifestato le loro legittime preoccupazioni dopo i tagli all’indotto operati da Acciaierie d’Italia allo scopo di chiamare, ancora una volta, il Governo ad elargire fondi pubblici. Si chiede di nazionalizzare la fabbrica alla ricerca di un salvagente che tenga a galla la fabbrica, ma occorre prendere atto del fallimento di tutti i tentativi fatti per tutelare la produzione e avere il coraggio di chiedere di più.

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Una mattinata di approfondimento e proposta per gestire al meglio l’accoglienza

Una iniziativa che, partendo dalla presentazione del libro di Valerio Manisi, “Finché potrò vedere la luce”, ed in presenza dell’autore, è stata occasione per un confronto sul tema dell’immigrazione, con il prezioso contributo dello scrittore e sociologo Leonardo Palmisano. Un approfondimento utile non solo per riportare la riflessione sul piano umanitario, ma anche per comprendere l’opportunità di organizzare strutturalmente l’accoglienza e l’inclusione, senza considerarle eterne emergenze a scopi speculativi.

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Ex-Ilva, il silenzio che uccide

Sulla questione relativa all’ex-Ilva tutto tace ancora da Roma, ma le prime mosse del nuovo Governo non lasciano ben sperare riguardo a soluzioni che possano risolvere i problemi dei tarantini, né dal punto di vista sanitario ed ambientale e né da quello economico e sociale. La fabbrica, infatti, continua ad inquinare, tenere ai margini i lavoratori e generare cospicue perdite a fronte delle quali risulta irresponsabile continuare ad investire ingentissime somme pubbliche incapaci di rendere il siderurgico compatibile col territorio

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Eni scarica Acciaierie d’Italia

Dal 30 settembre scorso ENI non fornisce più il gas al siderurgico di Taranto. Anche se non è stato detto esplicitamente, è facile intuire che il motivo stia nell’inaffidabilità patrimoniale dell’ex-Ilva, già in debito con ENI per quasi 300 milioni di euro. Acciaierie d’Italia ha ora tre mesi di tempo per trovare un nuovo fornitore, fino ad allora ci penserà l’ennesimo paracadute di Stato, stavolta offerto attraverso la Snam, controllata da Cassa Depositi e Prestiti.

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Per Crosetto ogni cosa è possibile nel porto di Taranto, “il più brutto del mondo”

Il neo Ministro della Difesa, Guido Crosetto, espressione del partito di maggioranza Fratelli D’Italia del nuovo Governo Meloni, così si esprime sul porto di Taranto: “il porto più brutto del mondo”. Il riferimento è all’Ilva che vi fa da sfondo. Ci si aspetterebbe, dunque, che si pensi a rimuovere le ragioni di tanto orrore che, per stessa ammissione di Crosetto, risiede nella presenza del siderurgico. Invece no, il messaggio, pericolosissimo, che si intende veicolare è che nel porto più brutto del ondo si possa fare qualsiasi cosa e senza neppure perderci tanto tempo.

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Due piccioni con una fava: il miliardo ad Accierie d’Italia serve a pagare le bollette all’Eni

Il miliardo stanziato dal ‘Governo del Migliore’ nel DL Aiuti bis, infatti, servirà, fra le altre cose, a saldare il debito da 285 milioni di euro che Acciaierie d’Italia ha con l’Eni per l’approvvigionamento di gas. E’ stato predisposto sotto forma di aumento di capitale per il tramite della controllata di Stato Invitalia. Dunque con una sola mossa si dà fiato al siderurgico e si salva l’Eni (altro grosso stabilimento impattante sul nostro territorio) dal rischio di insolvenza dimostrando, ancora una volta, come il problema dello stabilimento non sia solo ambientale e sanitario, ma anche economico (oltre che occupazionale).

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Ministro Giorgetti: “A Taranto si produca più acciaio possibile!”

Nel corso di un intervento al Mise del ministro Giancarlo Giorgetti, abbiamo dovuto ascoltare in tutta Italia, ma riecheggiano soprattutto a Taranto, le seguenti parole: “Non solo io, ma anche il presidente Draghi, vogliamo che si produca più acciaio possibile a Taranto e Genova, ovunque per riportare al lavoro tutti i lavoratori in cassa integrazione”.

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