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Chi controlla e verifica ILVA?

Il Presidente dell’Osservatorio per il Monitoraggio dell’Attuazione del Piano Ambientale dell’Ilva, è la persona che fu intercettata nell’affare della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Ilva poi detiene le certificazioni ambientali su impianti posti sotto sequestro!

Rispetto alla questione Ilva si rinvengono e pongono in evidenza ulteriori circostanze quanto meno opinabili che qui riassumiamo:

1. QUESTIONE LO PRESTI – FARDELLI

Il Presidente dell’Osservatorio Permanente per il Monitoraggio dell’Attuazione del Piano Ambientale dello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto, previsto dal DPCM del 29 settembre 2017, è il  dott. Giuseppe Lo Presti, lo stesso che fu intercettato (senza essere indagato) nell’affare della centrale Tirreno Power di Vado Ligure. Cosa successe allaTirreno Power? Come per Ilva, anche la Tirreno Power subì un sequestro da parte della Magistratura e, nelle intercettazioni dei carabinieri del NOE i due funzionari del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Lo Presti e Fardelli, si lasciavano andare a frasi di questo tenore:«c’hai le mani lorde di sangue», «mi sputerei in faccia da solo», «tanto che ce  frega stamo a fa’ a legge», «cerchiamo di fare una porcata leggibile»; e ancora: «stiamo scrivendo un’altra norma porcata, c’ho un conato». Gli eleganti gentiluomini che hanno detto queste frasi stavano, per l’appunto, scrivendo –come l’hanno battezzata loro – una norma porcata, da conati, per cercare di permettere alla centrale di Vado Ligure di continuare a funzionare, nonostante il sequestro della Procura, come fatto qualche tempo prima per l’Ilva di Taranto. Anche il dott. Fardelli è, a tutt’oggi, membro dell’Osservatorio sul Piano Ambientale Ilva di Taranto.Lo Presti, dopo qualche settimana dall’intercettazione fu promosso dall’allora Ministro Galletti, da “Dirigente Divisione IV – Rischio rilevante e autorizzazione integrata ambientale Direzione generale per le valutazioni ambientali” a “Direttore Generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali”. Questa nomina fu anche oggetto di dubbi da parte della Corte dei Conti, ma è in funzione di questa che oggi presiede l’Osservatorio per l’attuazione del Piano ambientale proprio dell’Ilva di Taranto. Per tutto quanto sopra esposto, riteniamo assolutamente necessario che:

• i Ministeri competenti avviino un’indagine volta a chiarire gli aspetti inquietanti legati alle vicende riguardanti i dirigenti in causa,

• si provveda in ogni caso, per ragioni quanto meno di opportunità, allo spostamento ad altro incarico del dott. Lo Presti e del dott. Fardelli

2. CERTIFICAZIONE ISO 14001

ILVA è fornita di certificazione UNI EN ISO 14001 (standard internazionale che fissa i requisiti di un sistema di gestione ambientale).

Nel dettaglio, come si evince dal sito di ACCREDIA (l’Ente designato dal governo italiano ad attestare la competenza, l’indipendenza e l’imparzialità degli organismi e dei laboratori che verificano la conformità dei beni e dei servizi alle norme), “Ilva Spa in Amministrazione Straordinaria”è certificata per gli impianti di Taranto dall’organismo accreditato IGQ per “Tutte le attività connesse alla produzione di acciaio da ciclo integrale,quali: gestione dei parchi minerali, agglomerazione, cokeria, altoforno,acciaieria, laminazione, tubifici, zincatura, cava, produzione calce, discarica e recupero rifiuti”.

Ci è legittimo manifestare seri dubbi sul rilascio e mantenimento di tale certificazione, dato che parliamo di impianti per i quali non è garantita nemmeno la conformità normativa. Per questo ci rivolgiamo sia all’Ente di certificazione IGQ ma soprattutto all’organismo di controllo ACCREDIA, che opera sotto la vigilanza del Ministero dello sviluppo economico,per capire come sia possibile che l’azienda mantenga tale certificazione pur in presenza di violazioni di tali gravità. Risposte necessarie e doverose anche per non screditare l’intero sistema di certificazioni ISO.

Per di più, sempre dal sito di ACCREDIA, risulta che tale certificazione è ancora emessa secondo lo standard UNI EN ISO 14001 del 2004 enon secondo la nuova versione del 2015. Questo nonostante, entro il 15 settembre 2018, le imprese certificate secondo le norme UNI EN ISO 14001: 2004 sono chiamate ad adeguare la propria certificazione alle edizioni 2015, pena la perdita della stessa. Occorre quindi vigilare sul rispetto di tali scadenze e sull’iter di adeguamento alla nuova versione della norma da parte di ILVA. A tal proposito è utile sottolineare che tra le novità più importanti nella nuova versione della ISO 14001, c’è l’introduzione di un requisito fondamentale:descrivere e analizzare il contesto dell’organizzazione, al fine di comprenderne le esigenze e le aspettative di tutte le parti interessate.

Vale a dire che un sistema di gestione ambientale conforme(e quindi certificabile) alla UNI EN ISO 14001/2015 non può prescindere dal coinvolgimento delle parti interessate e dal rispetto delle aspettative delle stesse, né può eludere reclami di natura ambientale. Parti interessate che pensiamo indubbiamente di rappresentare. Per questo ci attendiamo e chiediamo di essere coinvolti in questa fase di passaggio (ricordiamo che l’ILVA dovrà necessariamente adeguarsi alla nuova versione della norma entro il 15 settembre pena la perdita della certificazione).

Quindi se, pur in assenza di tale requisito di coinvolgimento e partecipazione delle parti interessate, nonché nello stato non conforme in cui gli impianti oggettivamente si trovano oggi, l’azienda dovesse rinnovare la certificazione, legittimi ci appariranno i dubbi sull’intero iter certificativo, sulla credibilità dell’intero sistema di certificazione, sui requisiti dell’Ente che rilascerebbe la conformità e sulla stessa efficacia del ruolo di controllo ed accreditamento da parte di ACCREDIA. In questo caso ci sentiremmo autorizzati a procedere avviando ufficialmente iter di reclamo previsti nei sistemi di accreditamento europeo ed italiano. E’ utile specificare che tale certificazione ha delle conseguenze importanti sulla validità dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (durata che è portata a 12 anni per le aziende certificate 14000).

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