Per chi suona la campana?

E’ da giorni che penso alla morte e all’imprevedibilità della vita. Viviamo in sospeso, viviamo nell’attesa che le cose possano migliorare o perlomeno farci tornare a poter vivere in libertà. Avevo scritto alla normalità, ma è una parola che non mi piace e che nella storia ha forzato più della quarantena in sé. Questo tempo aggiunge valore anche alle parole che vengono utilizzate.

A causa della situazione, ”restate a casa” è il monito che arriva (giustamente) da tutte le parti. Non bisogna però scordare che per molte donne, questa è una condanna a morte.

La “casa” dovrebbe essere un luogo sicuro, protetto, un’identità se vogliamo. Non parliamo solo di struttura, ma anche dei corpi che la abitano, di persone che condividono con noi degli spazi. Siamo abituati a condividere questo rifugio con persone che amiamo e ad immaginarlo fatto da individui di cui possiamo fidarci.

Questa pandemia ha fatto emergere le varie cose che nel nostro Paese non vanno. E’ stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso, come nel caso del nostro sistema sanitario nazionale che, benché sia un fiore all’occhiello, ha dovuto subire scelte scellerate fatte negli anni.

Nonostante la violenza di genere sia una problematica di emergenza quotidiana, è chiaro come si sia fatto ben poco per debellarla ed ora, con le misure per contrastare la pandemia, siamo costretti a chiudere molte donne in casa con il proprio aguzzino.

E’ necessario che loro sappiano che non sono sole e che il lavoro dei Centri Antiviolenza prosegue. Il numero 1522 deve essere “virale”, così come lo è il messaggio di restare in casa o di lavarsi le mani. Spesso non è semplice chiamare, quindi vi è un app che consente di chattare. Basta scrivere sul motore di ricerca 1522 app, è gratuita. Nel pieno rispetto delle disposizioni governative in corso per arginare la diffusione del COVID-19, i Centri Antiviolenza continuano ad operare, garantendo: 

– l’accoglienza telefonica; 

– il supporto psicologico telefonico; 

– la  consulenza legale telefonica; 

– la gestione delle situazioni di emergenza. 

Le donne vittime di violenza possono contattare, h24, 7 giorni su 7, i Centri Antiviolenza, sia telefonando che attraverso whatsapp. 

Su www.sudestdonne.com è possibile trovare (e scaricare) i contatti di tutti i centri antiviolenza della Regione Puglia. 

I contatti dei Centri Antiviolenza che operano nella città di Taranto e provincia sono: 

Taranto: 327 1833451 – 331 7443573 – Centro antiviolenza Sostegno Donna

Castellaneta, Crispiano, Ginosa, Laterza, Martina Franca, Massafra, Mottola, Palagiano, Palagianello, Statte: 331 744 3573 – Centro antiviolenza Rompiamo il Silenzio. 

Inoltre, da qualche giorno è online la campagna di sensibilizzazione “Non sei Sola”, con protagonista Margherita Carlini, nota criminologa marchigiana, per aumentare la consapevolezza delle donne su quello che accade tra le mura domestica.

Nel video, la dottoressa Carlini pone una serie di quesiti che possono evitare una sottovalutazione del rischio. Inoltre, consiglia strumenti da utilizzare e comportamenti da assumere, atti a comprendere che, anche se siamo in quarantena, si può e si deve chiedere aiuto. Le donne non sono sole, e neanche i loro bambini. 

In questo momento i motivi per cui si muore sono molteplici, si continua a morire anche di violenza. Come nella splendida poesia di John Donne, diciamo che nessuno è un’isola, siamo una parte del tutto. <<La morte di chiunque ci sminuisce, perché siamo parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te!>>

di Alessandra Convertino

volontaria presso il Centro antiviolenza “Rompiamo il silenzio”

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