Bene i progetti del CIS, ma siano in antitesi alle fabbriche inquinanti

Ieri ha avuto luogo una nuova riunione del tavolo istituzionale per Taranto alla presenza del referente di Governo, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, on.le Turco. L’ottima notizia (acquario a parte) riguarda, in particolar modo, la prossima acquisizione, da parte dell’Autorità portuale tarantina, dell’area dell’ex banchina Torpediniere. Un luogo che potrebbe riconnettere la città con l’affaccio sul mar Piccolo e con la villa Peripato, regalando importanti opportunità di sviluppo mediante l’utilizzo dei capannoni lì presenti a scopo turistico e culturale. Cessione che la Marina effettuerà a fronte dell’ammodernamento della base navale di San Vito per circa 200 milioni di euro.

Tuttavia si tratta di prospettive di riconversione che, pur importanti, dovrebbero essere alternative alla grande industria e non complementari. Su questo, dal sottosegretario Turco, tarantino che riveste un ruolo di assoluta preminenza nel Governo del Paese, ci aspetteremmo qualcosa di più di una dichiarazione di pura circostanza riguardo all’ennesimo episodio di sversamento di polveri da parte dell’ex-Ilva. Non può bastare richiamare la netta separazione di competenze fra i progetti che porta avanti e quelli del Governo riguardo al siderurgico. Il sottosegretario Turco, ma anche gli altri parlamentari ionici, hanno il dovere di dar voce alla sofferenza della loro città, indicando la prospettiva del risanamento del territorio, in contrapposizione a quella del salvataggio della produzione che il loro Governo sta pervicacemente portando avanti.
ArcelorMittal ha già dimostrato, in ogni modo possibile, quell’inaffidabilità di cui dicemmo già prima del suo insediamento: ora è il momento utile per agevolare la sua uscita e programmare la chiusura della fabbrica in favore di nuove e più sane economie.

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