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Arriva il 15° decreto salva-Ilva: aggirati sequestro e confisca degli impianti, via libera alla vendita

Il Ministro per gli Affari europei, il Sud e il PNRR, Raffaele Fitto, ha presentato ieri in Senato un emendamento al decreto “Salva infrazioni” ad hoc per l’ex-Ilva.

L’obiettivo, piuttosto esplicito, è quello di aggirare il dissequestro degli impianti mettendo il bavaglio alla Magistratura, così da mettere Mittal nelle condizioni di acquistare, come pattuito, i rami d’azienda oggi solo locati. Vengono aggirate, in pratica, le condizioni sospensive del contratto fra Stato e AM InvestCo.

Ecco in dettaglio quanto previsto:

  • Si garantisce la prosecuzione della marcia per impianti di interesse strategico nazionale anche in caso di confisca definitiva, o sequestro, demandando al giudice l’indicazione delle prescrizioni da realizzare e la valutazione del rischio rispetto alla salute e sicurezza dei lavoratori. Ricordiamo che, oltre al sequestro dell’area a caldo intervenuta per mano della magistratura tarantina nel 2012, sugli stessi grava la confisca della Corte d’Assise del maggio 2021 con sentenza di I grado.
  • È il comma 2 a chiarire i fini di tutta l’operazione, consegnando il lasciapassare per la vendita degli impianti al privato, fino ad oggi ostacolata dal sequestro dell’area a caldo: «il sequestro preventivo, non impedisce il trasferimento dei beni in sequestro se essi sono costituiti da stabilimenti industriali o parti di essi dichiarati di interesse strategico nazionale impianti o infrastrutture necessari ad assicurarne la continuità produttiva». Viene dunque garantita la continuità produttiva anche di impianti confiscati, o sotto sequestro, secondo condizioni che, essendo ritagliate ancora una volta su misura per Taranto, l’ex-Ilva, ovviamente, rispetta per intero.
  • Poi il vero colpo di genio (del male) del Ministro del Sud: per tutta la durata del sequestro la somma che l’acquirente verserà per rilevare gli impianti resterà parcheggiata presso la Cassa delle ammende, a ulteriore garanzia dell’acquisto.  Di fatto, quindi, confisca e sequestro non gravano più sugli impianti, ma viene spostato sul denaro versato per acquistarli! Senza considerare che sequestro e confisca agiscono in ragione di un pericolo per la salute di lavoratori e abitanti del territorio, e non come garanzia per il risarcimento e la vendita degli impianti.
  • Evidente, poi, il totale accentramento delle procedure previste poiché l’emendamento-Fitto, oltre ad attribuire ogni competenza su dispute giuridiche riguardanti l’ex-Ilva al tribunale di Roma per «allo scopo di mantenere unitarietà di indirizzi applicativi su tutto il territorio nazionale», affida la verifica del rispetto delle misure adottate ad un comitato di cinque esperti, scelti con decreto del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, sentiti il Ministero delle imprese e del made in Italy, il Ministero della salute e per gli affari europei, il Sud, le politiche di coesione e il PNRR, e la Regione nel cui territorio sono ubicati gli impianti o le infrastrutture.
  • Non solo, perché per far cessare l’infrazione della Commissione Europea pendente sull’Italia dal 2013 per non aver fatto rispettare dal siderurgico le norme comunitarie in materia ambientale, sarà determinante il parere del Ministero dell’Ambiente, che dovrà valutare l’efficacia delle opere realizzate col Piano ambientale (non ancora ultimato…).
  • Anche per i progetti di decarbonizzazione si deciderà mediante decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e non più del Ministro dello Sviluppo Economico e della Transizione energetica (la Regione resta l’unico ente locale coinvolto mediante parere non vincolante). Essi dovranno indicare i tempi massimi di espletamento e dovranno rispettare il limite di 150 mln di euro previsto dalla norme vigenti.
  • A tutela di tutto quanto previsto, infine, il Governo erige un vero e proprio muro davanti alla Magistratura stabilendo che per l’ex-Ilva potranno agire per impugnazione anche il Consiglio dei Ministri, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, in deroga alle norme vigenti che prevedono l’impugnazione di atti giudiziari solo da parte dei soggetti in causa. Non secondaria la decisione di riportare ogni competenza al Tribunale di Roma.
  • L’emendamento firmato dal ministro Fitto prevede infatti anche l’estensione dell’immunità penale – reintrodotta dall’esecutivo Meloni – per i gestori della fabbrica e tutti gli attori impegnati nell’opera di decarbonizzazione dello stabilimento.

  • Soprattutto, l’emendamento introduce anche un limite alla facoltà concessa al sindaco di emettere ordinanze che dispongano il fermo degli impianti a tutela della salute dei cittadini. con le modifiche proposte dall’emendamento, infatti, il primo cittadino potrebbe intervenire solo se lo stabilimento non rispetta l’Autorizzazione integrata ambientale. Un punto che, pur sembrando scontato, in realtà sembra disegnato su misura per neutralizzare l’ultima emergenza in corso a Taranto sulle emissioni nell’aria di benzene che ora finita dinanzi al Tar di Lecce.
  • Previsto, infine, che ulteriori progetti possano essere realizzati dal gestore privato e non solo dallo Stato, previo parere di Ilva in Amministrazione Straordinaria.

La palla passerà ora ad ArcelorMittal, il cui obiettivo è, piuttosto, quello di affossare Taranto per eliminare un potenziale concorrente.

Taranto, intanto, si conferma, una volta di più, il teatro della peggior creatività politica, con una nuova legge subdola e molto pericolosa che, oltre ad aggirare il potere giudiziario, estromette ogni eventuale intervento da parte degli enti locali. Ma, sebbene miri a sbloccare questioni da tempo incancrenite, non agevolerà comunque il salvataggio di una fabbrica allo sbando più totale.