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La gestione dei rifiuti urbani a Taranto, fra inefficienze e rischi

La gestione dei rifiuti urbani a Taranto presenta da tempo importanti criticità legate alla regolarità della raccolta e alla pulizia della città. Da sempre sulle inefficienze del servizio aleggia la presenza di forti interessi nello smaltimento indifferenziato presso le discariche, a scapito della differenziazione e successiva vendita delle diverse frazioni ai consorzi del riciclo. Per quanto i problemi partano da lontano, sono state fatte negli ultimi tempi una serie di valutazioni errate che hanno finito per aggravare una situazione che oggi presenta tutto il suo pesante conto.

Una cosa è certa: il modo in cui vengono gestiti i rifiuti rappresenta un importante indicatore di riferimento per definire la qualità ambientale e sociale di un territorio e per questo non possiamo esimerci dal dire la nostra fornendo, come sempre, proposte per supportare la soluzione del problema.

Anzitutto è bene evidenziare che dal Decreto Ronchi (DLgs 22/97) i rifiuti non devono più essere considerati “un problema da smaltire”, ma “una risorsa da sfruttare”, ovvero un radicale rovesciamento di prospettiva sulla questione. Evitare di produrre rifiuti e riciclarli è diventata la parte più importante del processo, lo smaltimento in discarica solo la fase residuale e inevitabile.

A Taranto i dati del 2023 sono, ad esclusione del mese di gennaio, tutti al di sotto delle già scarse percentuali registrate nel 2022. L’ultimo rilevamento risale a luglio scorso e parla di un assai scarso 21,90%, con una media annua del 23,75% (nel 2022 fu del 27,4%). Per favorire un raffronto, la media italiana nel 2021 è stata del 64%, cioè prossima a quel 65% che la normativa considera come obiettivo minimo già dal 2012. Fa riflettere anche la mole dei chili prodotti dalla città che, per l’anno in corso, supera di poco i 57,5 milioni di chili totali, ossia 8,2 milioni di media al mese (41,46 kg/pro-capite al mese), numeri che dimostrano anche l’incapacità del sistema e degli abitanti di ridurre a monte gli sprechi.

Come si raccolgono i rifiuti urbani a Taranto?

  • Talsano, Lama e San Vito: raccolta differenziata “porta a porta” (4 pattmuelle differenziate che vengono lasciate fuori all’abitazione in orari prestabiliti e svuotate dal servizio di raccolta)
  • Paolo VI, Lido Azzurro, Tamburi-Croce e Porta Napoli: raccolta differenziata “porta a porta – di prossimità” (mini-cassonetti raggruppati in postazioni per ogni singolo condominio)
  • Città Vecchia e Borgo: raccolta differenziata “passiva” (cassonetti di differenziata al servizio di più utenze di quartiere)
  • Italia-Montegranaro, Salinella, Tre Carrare-Battisti, Solito-Corvisea e Taranto 2: raccolta indifferenziata

I centri di raccolta (CCR) a norma sono due e si trovano a Lama e a Paolo VI, poi ci sono cinque isole ecologiche non normate nei quartieri Tamburi, Borgo, Salinella, Solito-Corvisea e Talsano.

La TARI

La TARI deve necessariamente coprire i costi del servizio. Le voci che la compongono sono:

  • costi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani
  • costi di conferimento in discarica dell’indifferenziato

Risulta evidente che per avere un’effettiva riduzione della tassa si deve necessariamente passare da un aumento consistente della frazione differenziata, che permetterebbe guadagni conseguenti alla vendita ai consorzi e una forte riduzione dei costi del conferimento in discarica. Questi ultimi hanno comportato un esborso, per il Comune di Taranto, nel solo 2022, di almeno 11 milioni di euro (145 euro circa a tonnellata), comprensivi dell’ecotassa che è nata allo scopo di disincentivare lo scarto indifferenziato. Questo viene conferito agli impianti della CISA SpA di Massafra che, in parte lo smaltisce in discarica, e in parte lo avvia ad incenerimento presso la vicina centrale termoelettrica dell’Appia Energy Srl gestita dal gruppo Marcegaglia e dalla stessa CISA.

I punti di forza

Sul fronte repressivo si registra positivamente un sempre maggiore ricorso alle cosiddette video-trappole per multare i trasgressori. Bene anche il progetto di ricerca per lo sviluppo di nuove tecnologie per il recupero e il trattamento dei RAEE (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), realizzato da Kyma Ambiente (Amiu SpA Taranto) con il Politecnico di Bari e cofinanziato dal Ministero per la Transizione Ecologica (MiTE).

Le criticità

Secondo i criteri normativi il servizio di raccolta dovrebbe essere orientato a efficienza, efficacia, economia e trasparenza. A Taranto, purtroppo, latitano tutte e quattro le voci e i problemi restano davvero troppi. Premettendo l’irresponsabilità di quanti abbandonano selvaggiamente ingombranti ed elettrodomestici sui cigli delle strade a dispetto di un numero verde ad essi dedicato, ed il “liberi tutti” che si accompagna già alle prime avvisaglie di disservizio del gestore, resta l’insufficienza delle campagne informative sull’utilità, la necessità e le modalità della differenziazione dei rifiuti urbani.

Il numero di cassonetti e mini-cassonetti presenti in città risulta essere sottostimato, così come la raccolta dei rifiuti agli esercizi commerciali risulta inadeguata, comportando commistioni fra rifiuti domestici e commerciali. I cassonetti ingegnerizzati installati a Borgo e Città Vecchia funzionano, già da tempo, senza l’uso della tessera magnetica e ciò a causa di un utilizzo errato del gestore, ovvero, come fossero dei normali cassonetti meccanici. L’unica differenziazione efficace è quella col metodo del porta a porta ‘spinto’ di Talsano, Lama e San Vito.

Inoltre, al di là dei due Centri Comunali di Raccolta (CCR) di Lama e Paolo VI, gli altri centri sono isole ecologiche che sono ormai obsolete e inefficaci. Un CCR è in costruzione alla Salinella e prevederà la raccolta pneumatica dei rifiuti, soluzione avveniristica che, tuttavia, ha comportato un esborso pubblico di quasi 10 milioni di euro, mentre un buon servizio e tre ulteriori CCR ben distribuiti sul territorio avrebbero potuto fare la loro parte per raggiungere ottimi livelli di differenziazione.

Altra criticità importante è costituita dal ritardo con cui il Comune pubblica i dati sulla raccolta differenziata, nonostante la Regione specifichi di farlo entro il 15 del mese successivo, o al massimo entro la fine dello stesso, a quello di riferimento. Questo limita le possibilità di poter attingere a finanziamenti e contributi regionali in materia.

C’è poi un ulteriore problema di trasparenza legato alla mancata pubblicazione dei costi di smaltimento dei rifiuti e, al contrario, dei guadagni dalla vendita del differenziato ai consorzi. Informazioni che sarebbero quanto mai utili, fra l’altro, per dare evidenza della convenienza a differenziare.

In definitiva, sebbene non ci sia trasparenza sui dati, si registrano enormi costi dovuti al conferimento in discarica dell’indifferenziato e all’ecotassa che ne deriva e scarsi introiti dalla vendita ai consorzi del differenziato e dagli incentivi regionali: ciò dimostra come invertire la rotta sia di assoluta priorità non solo per ragioni ambientali, ma per la stessa sopravvivenza di Kyma Ambiente, già strozzata dai numeri del disavanzo (5,5 mln di euro) e dei debiti (ammonterebbero a oltre 41 mln di euro) con un bilancio che regge ancora facendo leva sul valore dell’inceneritore di proprietà che è inutilizzato da una decina d’anni e ormai ridotto ai minimi termini.

Proposte

È necessaria la creazione di altri tre Centri Comunali di Raccolta o, laddove gli spazi lo consentano, di costruirne di nuovi nei pressi delle attuali isole ecologiche, servendo uniformemente la città e venendo incontro in maniera più efficace ai suoi fabbisogni.
Se da una parte il porta a porta ‘spinto’ sia il metodo più efficace per differenziare, nutriamo forti perplessità sulla possibilità di realizzarlo in tutta la città. Questo sia per ragioni logistiche che di decoro, con particolare riferimento alle realtà condominiali sopra alle otto utenze. Invece, la realizzazione di un sufficiente numero di CCR (lasciando operative le isole ecologiche fino a loro sostituzione), accompagnato da una capillare informazione e sensibilizzazione della cittadinanza, un adeguato numero di cassonetti ingegnerizzati funzionanti con tessera e di mini-cassonetti nelle realtà condominiali più piccole, potrebbe portare all’eliminazione dei cassonetti classici in tutta la città e all’elevazione degli standard di differenziata. A questo aggiungiamo che si potrebbe prevedere una serie di incentivazioni alla differenziazione dei rifiuti consistente in sconti più consistenti sulla TARI.

Per favorire, poi, riciclo e riuso di beni, potrebbe essere interessante individuare strumenti e procedure finalizzati a ridare vita a un gran numero di rifiuti in buono stato, con particolare riferimento a mobili, suppellettili, articoli per l’infanzia e apparecchiature elettriche/elettroniche, evitando il loro smaltimento in discarica.

Infine, si potrebbero replicare pratiche virtuose di riciclo segnalate in altre realtà europee. Fra queste, la raccolta dei capelli e quella dei mozziconi di sigaretta. I primi possono essere riutilizzati per creare tappeti assorbenti per idrocarburi, sacchetti compostabili, fertilizzanti e per l’estrazione di cheratina per scopi farmacologici. I secondi, presenti in maniera massiccia sul pianeta, potrebbero essere riciclati per essere trasformati in pellet di plastica e oggetti a base di acetato di cellulosa (in Italia ci sono aziende che già curano tali scarti).

Conclusioni

La gestione dei rifiuti urbani a Taranto presenta, da troppo tempo, decisamente più ombre che luci. Se da una parte sono innegabili diversi errori di valutazione nella gestione del servizio, dall’altra vale altrettanto la pena chiedersi come mai alcuni servizi ordinari come la puntualità della raccolta e la pulizia di strade e cassonetti risultino ora così deficitari. Noi crediamo che la gestione dei rifiuti debba essere riorganizzata e gestita da un management di elevata caratura tecnica e, allo stesso tempo, restare in mano pubblica, come ogni servizio essenziale per gli abitanti, tanto come proprietà, che come gestione del servizio.

Non vorremmo che i disservizi ‘straordinari’ che la città sta pesantemente subendo, da una parte mirino a fare gli interessi dei gestori della discarica e, dall’altra, nascondano l’obiettivo di orientare l’opinione pubblica verso una gestione privata dei rifiuti. Magari proprio da parte di chi oggi guadagna dalla discarica e, domani, potrebbe farlo dalla gestione del servizio.

La gestione dei rifiuti a Taranto è una battaglia di civiltà in cui, a partire dalle istituzioni e per finire ai cittadini, ognuno deve fare la sua parte. Perché, stavolta, occorre vincerla.

Per la parte tecnica di questo approfondimento Giustizia per Taranto si è avvalsa del prezioso contributo di Aldo De Nicolò, Tecnico Superiore Gestione Rifiuti.