Il Recovery Plan e i motivi per cui non esserne contenti

Ieri l’Amministrazione locale ha dato enfasi ai fondi destinati a Taranto dal Recovery Plan: per comprendere meglio perché lo consideriamo sbagliato, è bene sapere cos’è e in cosa consiste questo piano. Il Recovery Plan è I’insieme dei progetti di riforme nazionali che ogni singolo Paese membro dovrà presentare a Bruxelles per ottenere gli aiuti del Recovery Fund/Next Generation EU. La scadenza per l’invio del documento alla Commissione europea per la valutazione è fissata ad aprile 2021. L’Italia, insieme alla Spagna, è il maggiore beneficiario di questa misura europea che in tutto vedrà lo stanziamento di 750 miliardi di euro di cui arriveranno al nostro Paese 208 (127 in forma di prestito e 81 di sovvenzione). Il Piano italiano è stato stilato nel “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR), suddiviso su sei linee d’intervento. Quella che riguarda Taranto è la linea 2 “Produzione, distribuzione e utilizzo dell’Idrogeno verde”. L’idrogeno può essere prodotto da fonti rinnovabili, azzerando l’inquinamento, ma anche da fonti fossili. Innanzitutto il Piano non fa questa distinzione, ma è solo una delle tante criticità presenti: i progetti a idrogeno previsti per Taranto non sono affatto certi, ma dichiarati eventualmente come alternativi al gas, altro combustibile fossile e dannoso. Non secondario, inoltre, il fatto che il loro utilizzo riguarderebbe solo la produzione di Ferro Ridotto Diretto (cosiddetto DRI), che nei piano del Governo non è sostitutivo degli altri metodi di produzione, ma AGGIUNTIVO! La linea di produzione DRI verrebbe realizzata esternamente al perimetro della fabbrica e alimenterebbe solo il forno elettrico previsto. Per non parlare dei tempi e delle infrastrutture necessarie per produrre idrogeno.

Per tutto questo ci pare che ci sia ben poco da celebrare riguardo ai progetti del Governo per Taranto e nessun motivo per associare alla fabbrica la parola propagandistica “green”. Ci sono invece tutti i motivi per opporsi e pretendere che i fondi pubblici vengano utilizzati per la riconversione, davvero ecologica, del territorio.

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