“Lettere luterane”, la potente e ancora attuale denuncia politica di Pier Paolo Pasolini

Come dice Alfonso Berardinelli: “In un paese più civile e libero un libro come Lettere Luterane non sarebbe stato scritto. Pasolini parla con la persuasione e l’autorità morale di chi ha la certezza di avere intorno un ceto intellettuale e politico non solo vergognosamente inadeguato ai suoi compiti, ma perfino al di sotto di un livello decente di autocoscienza.”

E’ difficile recensire questo libro così ricco di riflessioni, così tristemente attuale, nonostante sia stato scritto nel 1975. Mi chiedo, alla fine di questa lettura se il sentirlo fortemente contemporaneo è dato dal genio lungimirante di Pasolini o dal nostro immobilismo politico?

Immaginate un testo diviso in due parti.

In una prima parte antropologica, rivolgendosi ad un/a ipotetico/a adolescente, Gennariello o Concettina (perchè li immagina del Sud, nello specifico napoletani) parla delle mutazioni culturali. Porta in luce la crisi dei valori, le lusinghe del consumismo, dell’imperdonabile colpa dei coetanei di Gennariello e Concettina che è quella di essere infelici.

Nella seconda parte, più crudamente politica, discorre sulla distruzione operata dalla classe politica del tempo (democrazia cristiana) e ipotizza come ripartenza auspicabile un processo.

“(…) Parlo proprio di un processo penale, dentro un tribunale. Andreotti, Fanfani, Rumor, dovrebbero essere trascinati come Nixon sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati (…): indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna. Distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani (responsabilità questa aggravata dalla sua totale inconsapevolezza), responsabilità della condizione paurosa delle scuole, ospedali, di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono “selvaggio” delle campagne, responsabilità dell’esplosione “selvaggia” della cultura di massa, responsabilità della stupidità delittuosa della televisione, e infine, distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro Paese.

(…) Che cosa i cittadini italiani vogliono sapere, affinchè i prossimi dieci anni anni della loro vita non siano sottratti?

(…)I cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perchè in questi dieci anni di cosiddetta tolleranza si è fatta ancora più profonda la divisione tra Italia Settentrionale e Italia Meridionale, rendendo sempre più i meridionali, cittadini di seconda qualità.

I cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perchè in questi dieci anni di cosiddetta civiltà tecnologica si siano compiuti selvaggi disastri edilizi, urbanistici, paesaggistici, ecologici, abbandonando la campagna.

I cittadini italiani vogliono consapevolmente sapere perchè in questi dieci anni di cosiddetto progresso la “massa”, dal punto di vista umano, si sia così depauperata e degradata.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia stato il vero ruolo del Sifar (Servizio Informazioni Forze Armate – ndr).

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia stato il vero ruolo del Sid (Servizio Informazioni DIfesa – ndr).

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere quale sia stato il vero ruolo della Cia.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere fino a che punto la mafia abbia partecipato alle decisioni del governo di Roma o collaborato con esso.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere chi ha creato il caso Valpreda.

Gli italiani vogliono consapevolmente sapere chi sono gli esecutori materiali e i mandanti, connazionali delle stragi di Milano, Brescia e Bologna.

Gli italiani vogliono sapere tutte queste cose insieme, finché non sapranno tutte queste cose insieme- e la logica che le connette e le lega in un tutto unico – la coscienza politica degli italiani non potrà produrre nuova coscienza.”

Io, da profonda profana che pensa che la sua morte sia di Stato, aggiungerei che gli italiani vogliono consapevolmente sapere “perché” e “chi” ci ha privati di questo grande intellettuale.

Alessandra Convertino

Al link che segue il podcast che il nostro compianto conterraneo, Alessandro Leogrande, dedicò a questo scritto di Pasolini.

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