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APPELLO AI LAVORATORI DELLA FABBRICA

Il concetto di lotta di classe è stato da tempo relegato a un passato non più attuale, ma la sua emarginazione non cancella la sua validità.

Le mobilitazioni degli operai di questi giorni hanno l’amaro sapore sì di una lotta di classe, ma in favore dei padroni. E’ quanto vediamo a Taranto da anni con le posizioni di Confindustria (ora anche AIGI) e sindacati che in questa vertenza sfibrante sono finite per essere coincidenti.

E se allora cambiassimo paradigma? Fosse solo per tentare una strada alternativa a quelle senza uscita tracciate finora?

Le istanze degli operai non devono essere per la conservazione di ‘quel’ posto di lavoro, ma del lavoro in senso giusto, sicuro e dignitoso. Quella fabbrica giustizia, sicurezza e dignità non le incarna affatto, per cui non c’è da battagliare per tenerla in piedi, ma per superarla!

Solo partendo da questo presupposto si può pensare a un futuro diverso, stabile e sano. Non solo per chi lavora in fabbrica, ma per tutte e per tutti. L’ex-Ilva il lavoro lo ha svilito, le nostre vite le ha svendute, la nostra città l’ha annientata. Occorre lottare insieme per pretendere la pianificazione di nuove opportunità. Se altrove è stato fatto, perché a Taranto dovrebbe essere impossibile? Si può fare! In realtà col tempo e i soldi buttati per salvare la fabbrica, si sarebbe già potuto fare, ma non è mai troppo tardi.

Si deve partire dalla salvaguardia dei redditi di quanti sono coinvolti in questa crisi infinita e lavorarci tutte e tutti insieme. Esercitando sulle istituzioni una pressione tale da non poter essere elusa. Gli strumenti ci sono: dagli incentivi all’esodo, alle fuoriuscite anticipate, dagli sgravi per le imprese che si insedieranno in città alle bonifiche, dalla ricerca all’università.

Ciò che però va compreso è che tutto questo sarà tanto più percorribile quanto sapremo unirci in un’unica, grande vertenza per Taranto. Non per la fabbrica e non solo per chi rischia il lavoro oggi, ma per tutti!

Sabato c’è un’occasione preziosa per lanciare con forza questo messaggio, non lasciamocela scappare: per chi rischia il lavoro in fabbrica per gli inoccupati del territorio, per quanti fuggono via e per quanti hanno già perso occupazione e possibilità a causa della presenza ingombrante della fabbrica.