DECRETO SALVA-ILVA: INCENTIVI ALLA REINDUSTRIALIZZAZIONE PER FAVORIRE L’IMPIANTO DRI?
Il 13 ottobre scorso il Consiglio dei Ministri ha varato un nuovo decreto in favore del siderurgico, sostanzialmente per consentire agli impianti dell’area a caldo di rimanere in funzione prima della sentenza della Cassazione del 20 ottobre prossimo. Il disegno di decreto, però, oltre a questo, prevede incentivi per la reindustrializzazione, un aspetto che guarda teoricamente alla possibilità di compensare l’eventuale chiusura dell’area a caldo. Si tratta, dunque, di una notizia in teoria positiva, ma il rischio che si cela dietro, a nostro avviso, ne può cambiare la prospettiva. In sintesi il provvedimento prevede:
1) Di liberare 100 ettari di aree vicine alla fabbrica, più aree demaniali marittime e militari adiacenti
2) Incentivi per progetti con investimenti superiori ai 10 milioni di euro
3) Valutazione del Consiglio dei Ministri riguardo all’interesse strategico delle proposte
4) Nomina di un nuovo commissario di scopo che dovrà individuare le infrastrutture necessarie per la realizzazione dei progetti
5) Priorità nell’accesso ai contratti di sviluppo
6) Priorità nell’assunzione di lavoratori ex-Ilva
A unire i puntini, sembrerebbe che il Governo stia spianando la strada al progetto di insediamento della fabbrica di DRI in città. Progetto destinato al rifornimento dei forni elettrici delle aziende siderurgiche che si intende stanziare a Taranto sia in caso di ripartenza di una nuova area a caldo con i forni, sia se resterà in piedi la sola area a freddo. In quest’ultima ipotesi, il DRI andrebbe ad alimentare gli altri siderurgici d’Italia, vista la carenza di offerta sul mercato. Con ricadute, però, tutte sulla nostra città…
Se così fosse non ci si starebbe attrezzando per la riconversione del territorio, ma per continuare a seppellirlo sotto la manna dell’industria pesante. Non ci risulta, infatti, che qualcuno abbia mai chiarito l’impatto ambientale e paesaggistico di questo nuovo impianto.
Vedremo se la società DRI Italia, partecipata per intero dall’azienda di Stato Invitalia, candiderà il suo progetto al Mimit.
Ci sarà da tenere gli occhi molto bene aperti.

