Giornata mondiale delle api, perchè questo impollinatore è così importante per la vita

“L’impollinazione è uno dei servizi ecosistemici più importanti forniti dalla Natura per il benessere umano e per la nostra economia. Quasi il 90% di tutte le piante selvatiche con fiore dipendono dall’impollinazione animale… Prendersi cura delle api e degli altri impollinatori vuol dire prendersi cura del nostro cibo..”

Questo è solo un passaggio del comunicato che il WWF ha inviato all’Europa per sensibilizzare e cercare di fermare l’uso dei diserbanti e pesticidi in agricoltura causa di moria di api ed altri insetti impollinatori preziosi.

Oltre all’agrochimica a volte ci si mette anche la crudeltà inconcepibile di individui, per fortuna pochi ma ignobili, che danno fuoco agli apiari solo per puro divertimento (vedi ciò che è successo in Friuli qualche giorno fa).

Dovremmo invece ricordarci che è vitale, nel vero senso della parola, il lavoro che le api svolgono in una perfetta ed impeccabile organizzazione della loro “monarchia”. E’ un onore, un regalo della natura avere a che fare per passione, hobby o casualità con l’incredibile ed affascinante mondo di questi preziosi insetti.

Un alveare è un piccolo ecosistema con un’ottima distribuzione del lavoro e dei compiti, dove le api, suddivise in gerarchie, riescono a mantenere sempre ben saldo l’equilibrio del loro ambiente naturale.

Tutto il ciclo vitale delle api è basato sull’efficienza ed operatività, ognuna con il suo ruolo sin dalla nascita ma con la capacità di svolgerne tanti altri a seconda dell’esigenza del momento della “famiglia”, affinché la vita del gruppo possa continuare a prescindere dal singolo individuo.

Già dopo poche ore di vita imparano il loro ruolo iniziale di pulitrici per poi passare a quello di cuoche e nutrici. Le api operaie hanno il compito di produrre cibo nelle loro ghiandole e passarlo alle larve che abitano le celle. Il nettare necessario alla creazione del cibo è portato invece dalle api bottinatrici, quelle che vediamo volare di fiore in fiore e che operano l’impollinazione più importante rispetto a tutti gli altri insetti. Successivamente diventano costruttrici dell’alveare con le celle esagonali perfette.

Dopo soli 20 giorni dalla nascita, l’ape si trasforma in un soldato o sentinella per il suo alveare in una mansione difensiva che dura 2 giorni e di nuovo torna ad andare in giro per fare scorta di polline. La capacità delle api di focalizzazione le fa concentrare su di un solo ruolo per volta ed è proprio questo che le rende uniche e così efficienti nella loro perfetta organizzazione.

In primavera la sciamatura delle api è il fenomeno più atteso da ogni apicoltore per sperare di aumentare il numero delle arnie del proprio apiario ed ovviamente la produzione del prezioso miele, ma soprattutto è importante per la propagazione della specie. La sciamatura è il momento in cui ogni famiglia riconosce una sua unica ape regina, lascia l’alveare naturale o l’arnia dove ce ne sono altre e migra verso un luogo scelto precedentemente per le sue idonee caratteristiche dalle api esploratrici, a pochi km di distanza, per costruire il proprio unico alveare. Prima di spostarsi, la famiglia che lascia l’alveare d’origine si raggruppa esternamente, spesso su di un albero o in un cespuglio, in una forma tondeggiante fittissima in cui tutte le api sono strette intorno alla loro regina per proteggerla. Sciamano così fino al luogo prescelto dalle esploratrici. In questo momento sono poco reattive, poco combattive e, se si ha la fortuna di trovarle naturalmente in questa formazione in natura, si possono “catturare” semplicemente posizionando l’arnia al di sotto e “spazzandole” molto delicatamente verso l’interno. Una volta che l’ape regina è nell’arnia, tutte le api rimaste fuori entreranno velocemente ed insieme rimarranno in quell’ambiente confortevole quasi certamente senza andare altrove.

Può capitare che chiunque di noi trovi un alveare in posti poco frequentati della propria casa o in mattoni del recinto di una villa, o anche nel cassone della tapparella. Senza allarmarsi, ma sicuramente allontanandosi in assenza di adeguate protezioni, si può chiamare il settore ambiente del proprio comune, la polizia municipale o in alternativa, un apicoltore di professione. Se poi si ha la fortuna di trovare uno sciame naturale, si potrà dare il proprio aiuto alla propagazione della specie fortemente a rischio, oltre che fare molto felice l’apicoltore.

Ormai è risaputo che l’utilizzo di molti pesticidi e diserbanti, come il glifosate, in agricoltura mette a rischio la sopravvivenza delle api e di tutti gli altri insetti impollinatori. Le pratiche agricole basate sulla chimica nel brevissimo periodo danno risultati veloci in termini di produzione massiva, ma nel lungo periodo azzerano totalmente la capacità della terra di auto fertilizzarsi e creano disastri enormi all’ecosistema, oltre che essere dannosi per la salute per ciò che respiriamo ed ingeriamo.

Ripromettiamoci di diventare dei partigiani della rivoluzione green, tanto discussa quanto necessaria, ognuno può e deve nel proprio piccolo partecipare iniziando a scegliere alimenti dell’agricoltura biologica e cercando di usare meno plastica possibile nel quotidiano. Si deve abbandonare l’auto quando è possibile preferendo mezzi non inquinanti. Soprattutto si può diventare degli attenti osservatori di ciò che ci circonda, cose belle e brutte o pericolose per tutti, come sentinelle all’erta.

Insomma, la natura è d’esempio, possiamo imparare dalle api a proteggere la nostra comunità.

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