“Acciaierie d’Italia”: un nuovo nome ai vecchi problemi

Tra fiction e realtà, lo Stato ci ha regalato un nome nuovo di zecca…”Acciaierie d’italia”. Solo che questa non è una fiction. E noi non vogliamo essere spettatori inermi. Ieri, 14 aprile 2021, lo Stato è entrato ufficialmente nella società con ArcelorMittal. L’arrivo dello Stato si è espresso – come previsto – con un investimento di 400 milioni di euro nel capitale sociale della società. Il nuovo socio pubblico, a seguito dell’esborso, ha ottenuto una partecipazione al capitale sociale pari al 38% e diritti di voto pari al 50%.Ma non è finita. L’operazione che a noi sembra per lo più, una strategia di “marketing” del rilancio del sito industriale, passa attraverso parole chiave come “rilancio dell’economia del mezzogiorno”, “acciaio green” ed “emissioni zero entro il 2050”. Avete inteso bene. Emissioni zero. Entro il 2050. Il che può voler dire tutto e niente. Magari nel 2050 collasseranno gli impianti fatiscenti e forse per questo avremo le emissioni pari a zero. Fra 30 anni!?? Ironia a parte, non possiamo tollerare queste continue prese in giro. Quegli impianti, ricordiamo, sono ancora sottoposti a fermo giudiziario per disastro ambientale, seppur con facoltà d’uso. Ci auguriamo che la magistratura tarantina non conceda alcun dissequestro. Sarebbe davvero l’ultima puntata di una fiction che si gioca sulla nostra pelle.

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