Ambiente

Le motivazioni della Corte d’Assise sul no al dissequestro dell’area a caldo ex-Ilva

Riteniamo sia molto importante fare un piccolo approfondimento, poiché in quelle motivazioni, c’è tanto da riflettere e da considerare.

A dispetto di quanti sostenevano che mancava solo il 10% degli interventi previsti dal Piano ambientale, i giudici hanno messo nero su bianco che in quel 10% ci sono mancanze fondamentali come:

  • “l’assenza delle barriere frangivento” nell’Area Loppa “dalla quale proveniva e proviene tutt’ora lo scarico incontrollato in piena terra delle cosiddette paiole”, con “conseguenze disastrose” per la salute e per l’ambiente.
  • il mancato completamento dei lavori all’Area Agglomerato, “dalle cui linee derivano le emissioni di diossina, che provocavano e continuano a provocare danni incalcolabili alla salute dei lavoratori e dei cittadini”, nonché alla mitilicoltura.
  • Mancata attuazione delle prescrizioni all’Area Cokeria (mancato rifacimento delle batterie 10 e 11, probabile causa degli elevatissimi sforamenti di benzo(a)pirene riscontrati da Arpa ad aprile al quartiere Tamburi

Una bocciatura netta nella quale viene sancito il gravissimo ed attuale pericolo della fabbrica per l’ambiente la salute dei tarantini.

Non solo: perché i giudici hanno sentenziato che, anche laddove il Piano verrà completato, non sussiste alcuna garanzia circa la sua “reale utilità” a renderlo non inquinante. Servirà – continuano − una “valutazione in concreto” della cessazione di tali rischi.

Manco a dirlo, il Governo si è affrettato a prorogare di altri due anni gi effetti del contratto di cessione di una parte dei rami d’azienda ad ArcelorMittal, dal momento che il dissequestro costituiva una delle clausole per la cessione stessa.

Dunque, ancora rinvii, proroghe e deroghe a norme e contratti che fanno di Taranto una terra di nessuno. Il Governo puntava moltissimo su questa cessione per risolvere uno stallo dal quale non sa come uscire. I fondi per riammodernare gli impianti, infatti, non ci sono, e questo significa che continueranno ad inquinare ed impestare Taranto impunemente, nonostante sia stata imposta una produzione inferiore a quanto necessario per rendere la fabbrica profittevole dal punto di vista economico.

Una situazione che non ha alcun effetto positivo: la fabbrica inquinerà ancora, l’occupazione resterà ai minimi termini, le economie sane della città continueranno ad essere penalizzate, lo Stato continuerà ad accumulare perdite (fra gestione in passivo e cassa integrazione) e la fabbrica non potrà mai andare in positivo senza uccidere.

Tutto questo mentre i fondi del PNRR non sono sufficienti per “ambientalizzare” la fabbrica, ma lo sarebbero per riconvertire il territorio.

Un teatro dell’assurdo davanti al quale non smetteremo di gridare allo scandalo e pretendere soluzioni radicali: chiusura definitiva del siderurgico, fonte ormai costante e permanente di drammi di ogni specie e riconversione del territorio.

Buona festa della Repubblica, anche da Taranto…