“𝐂𝐡𝐢 𝐦𝐚𝐢 𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐨𝐬𝐭𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚? 𝐂𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐮𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞 𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐥𝐚 𝐏𝐫𝐨𝐜𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐢 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐢𝐥 𝐓𝐫𝐢𝐛𝐮𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐌𝐢𝐥𝐚𝐧𝐨, 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐟𝐟𝐨𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐢𝐝𝐞𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐜𝐨 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐠𝐢𝐮𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐞 𝐥𝐢𝐧𝐞𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐞 “𝐥𝐢𝐜𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐭𝐨” 𝟐𝟓 𝐦𝐢𝐥𝐚 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐨𝐭𝐭𝐨. 𝐔𝐧𝐚 𝐛𝐨𝐦𝐛𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐩𝐢𝐞𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐚𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐚 𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐝𝐚𝐫𝐢𝐚”.
È quanto ha dichiarato il prode senatore di Fratelli d’Italia Salvo Pogliese, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione Industria a Palazzo Madama.
La scena dunque è questa: da una parte i giudici, quelli del Tribunale di Milano, che rispondono a una causa di alcuni cittadini di Taranto e che ieri hanno ordinato la sospensione, a partire dal 24 agosto 2026, dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto, che parlano di salute, prescrizioni e sicurezza. Dall’altra il “Governo acciaio e moschetto” che, attraverso i suoi uomini migliori, invoca la ripresa della produzione, la sovranità industriale e la difesa dell’acciaio della Nazione. In mezzo la mia città, che non sa se vivere o morire per il Pil.




