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Si torna a parlare dell’impianto previsto nell’area del Porto di Taranto, con l’avvio dell’iter autorizzativo presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per la Valutazione di Impatto Ambientale. Parliamo di un’infrastruttura energetica di enormi dimensioni, collegata anche alle prospettive industriali di Acciaierie d’Italia, e quindi non di un tema marginale.

Assieme al WWF di Taranto e ad altre realtà locali stiamo lavorando alacremente alla presentazione di osservazioni puntuali e perentorie per respingere quest’altro progetto deleterio per la città, ma il punto non è solo tecnico e ambientale, è anche un tema politico.

In campagna elettorale era stato promesso un “no” secco a insediamenti come quello di un rigassificatore. Una posizione chiara e netta, che ha contribuito a costruire consenso e a far eleggere il sindaco Piero Bitetti. Oggi, mentre si parla di procedure avviate e di passaggi istituzionali in corso, dalla guida della città non arrivano parole altrettanto chiare e nette.

E attenzione: non è solo un problema “di Lido Azzurro” o di chi abita vicino. È un tema che riguarda tutta la popolazione tarantina: sicurezza, impatto ambientale, modello di sviluppo, vocazione del territorio, compatibilità con altre attività economiche. Per questo il silenzio pesa.

Se l’Amministrazione sta lavorando per opporsi, lo dica. Se sta valutando condizioni, lo spieghi. Se la posizione è cambiata rispetto alla campagna elettorale, abbia il coraggio politico di dirlo apertamente assumendosene la responsabilità. Taranto non può più permettersi tentennamenti e ambiguità in ambiti che la feriscono da decenni. Quando si parla di infrastrutture strategiche e di impatti potenziali sul territorio, il coinvolgimento deve essere ampio, chiaro e tempestivo e il senso di responsabilità non dovrebbe lasciare alcuno spazio a ulteriori aggravi sulla nostra comunità.