L’ITALIA CERCA DI BUTTARE ALLE ORTICHE IL MERCATO DELLA CO2
Sapevamo che, una volta autorizzata l’AIA con produzione a carbone, al Governo serviva chiudere il cerchio cercando di derogare alle regole europee sulle emissioni di CO2. Ora sappiamo, dalla viva voce del Ministro Urso, come si intende farlo: “Il sistema Ets dell’Ue è un’ulteriore tassa a carico delle imprese europee, che incide sui costi e ne limita la competitività. Chiederemo alla Commissione europea la sospensione fino a una sua profonda revisione che intervenga sui parametri di riferimento delle emissioni e sui meccanismi di assegnazione delle quote, incluso il rinvio della graduale eliminazione delle quote gratuite”.
Lo ha dichiarato durante la riunione dei Paesi ‘Friends of Industry’ che si è svolta il 25 febbraio a Bruxelles al cospetto, fra gli altri, dei ministri dell’industria di Francia, Germania, Spagna, Repubblica Ceca, Austria, Portogallo e Polonia, aggiungendo che occorre, al contrario, prevedere un meccanismo di sostegno alle aziende che esportano.
Per luglio è prevista la revisione dell’Ets e i governi europei sono concordi nel voler rivedere la graduale diminuzione del tetto globale di emissioni, ma non di smantellare l’intero meccanismo, come ha fatto chiaramente intendere il ministro francese in merito alla posizione irresponsabile dell’Italia.
L’Ets (European Union Emissions Trading System) stabilisce una soglia massima di gas serra che può essere emessa dai settori a maggiore impatto sul clima: fabbriche siderurgiche, centrali elettriche, trasporto merittimo e aviazione (dal 2027 riguarderà anche edifici e trasporti su gomma). Questo tetto viene ridotto ogni anno per agevolare il calo totale delle emissioni. In sostanza, se un’azienda è virtuosa e inquina meno delle quote che possiede, può vendere l’eccedenza, se invece inquina troppo, deve comprare altre quote sul mercato, altrimenti paga multe salatissime. Negli anni è stata prevista la diminuzione di quote di CO2 pro capite e l’abbassamento graduale del tetto emissivo globale, in modo da ridurre l’inquinamento.
Ventuno anni, tanti ne sono trascorsi dall’entrata in vigore dell’Ets in Europa, non sono bastati all’Italia per adeguare le emissioni industriali, di cui, in realtà, non si è mai preoccupata se non ora che le norme stanno diventando più stringenti. La soluzione è sempre quella di derogare, cassare e prorogare, dimostrando, ancora una volta, di non avere alcun interesse per l’ambiente e la salute delle persone, bensì per i costi che gli adeguamenti comportano per le industrie avvelenatrici. Fra queste, manco a dirlo, la loro vecchia e cara Acciaierie d’Italia.
Occorrerà continuare a vigilare attentamente anche su questo.

