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Gli incontri al Mimit e la necessità di salvarci da soli

Da ieri si sono aperti al Ministero delle Imprese e del Made in Italy i tavoli di confronto sul futuro dell’ex-Ilva di Taranto. Ieri è stata la volta dei sindacati i quali, accanto a proposte per tamponare i licenziamenti mediante la fuoriuscita anticipata di parte dei lavoratori in esubero, hanno nuovamente agitato la prospettiva della continuità produttiva, ossia la proposta su cui hanno perso negli anni ogni credibilità. Il Governo – è tutto dire – era assente e ha demandato ai tecnici dei ministeri l’ascolto passivo delle istanze sindacali.

Oggi alle 10 è in programma l’incontro con gli enti locali: Regione, Provincia e Comune che, dal canto loro, chiederanno risposte al Governo sulla crisi in atto. Alle 12, poi, sarà la volta di Confindustria, Federacciai e Federmeccanica dai quali il Ministro Urso si aspetta la nascita di una cordata italiana per rilevare la fabbrica. Le associazioni datoriali Confindustria, Confapi, Aigi, Confartigianato e Federmanager, hanno fatto sapere che, udite udite, rappresenteranno al Governo la necessità di emanare un nuovo decreto che “sospenda gli effetti della sentenza” della Corte d’appello di Milano (che poi è un decreto) e garantisca la continuità produttiva!

Per la continuità produttiva, manco a dirlo, si è schierato anche il PD con una nota del segretario regionale De Santis. Accennando al farlo in sicurezza, ma senza specificare se nel rispetto o meno, del decreto della Corte d’Appello. Una posizione ambigua e stantia che li rende da anni indistinguibili dal fronte politico opposto.

Insomma, niente di nuovo sotto al sole, tutti i soggetti in campo riescono nell’impresa di proporre le stesse soluzioni che hanno portato a fallimenti, disastri e drammi, anteponendo con incredibile sconsideratezza l’interesse della fabbrica a quello della città e dei lavoratori.

Per questo stasera saremo in assemblea pubblica in piazzetta Gandhi, accanto alla Prefettura: per dare continuità al confronto aperto che stimoliamo da sempre, per comprendere insieme quanto sta accadendo a Roma alle spalle – ancora una volta – della città e per non lasciare che a rappresentare la voce del territorio ci siano solo gli artefici delle nostre infinite pene.

Ai lavoratori della fabbrica chiediamo una cosa molto semplice: abbiano il coraggio di abbandonare i pifferai e ascoltino chi, da quasi vent’anni, gli ha sempre raccontato la verità e si uniscano alla città per salvarci da noi, visto che non possiamo aspettarcelo da una classe politica, dirigente e sindacale miope e irresponsabile.

Per problemi vecchi, occorrono soluzioni nuove!