EX ILVA: QUANDO LE REGOLE DIVENTANO UN PROBLEMA, SI CAMBIANO LE REGOLE
Proviamo a spiegare in maniera semplice quello che sta succedendo, perché tra diffide, garanzie e norme varie si rischia di non capire più nulla.
L’ex Ilva, per poter gestire i propri rifiuti, deve presentare delle garanzie finanziarie. In parole povere, deve dimostrare che ci siano i soldi necessari per far fronte agli obblighi ambientali legati a quelle attività.
Le garanzie presentate da Acciaierie d’Italia, però, non sono state ritenute adeguate dalla Provincia di Taranto. E non è successo una volta sola.
Il MASE, cioè il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, aveva già inviato una prima diffida a dicembre e poi una seconda a marzo. Alla fine è scattata la conseguenza prevista: dal 20 agosto sono state sospese le attività di gestione dei rifiuti interessate e, di conseguenza, le attività produttive collegate.
Fin qui è semplice: c’è una regola, non viene rispettata, scattano le conseguenze.
E invece arriva il colpo di scena (nemmeno troppo imprevedibile…).
Il Governo approva d’urgenza una norma che permette alle imprese in amministrazione straordinaria che gestiscono impianti considerati strategici per il Paese di presentare garanzie finanziarie limitate a un solo anno.
Tradotto ancora più semplicemente: c’è un problema con le garanzie dell’ex Ilva, la Provincia non le ritiene sufficienti, il Ministero dell’Ambiente interviene e scatta la sospensione. E a quel punto si cambia la norma, rendendo più semplice fornire proprio quelle garanzie.
Ennesima legge salva ilva.
Questo non significa che la diffida sia stata cancellata o che ogni problema sia automaticamente risolto. Significa però che il Governo è intervenuto proprio sulle regole che riguardano quelle garanzie.
Ed è difficile non vedere il paradosso.
Da anni, quando si parla di Taranto e dell’ex Ilva, assistiamo a norme speciali, deroghe, scudi e provvedimenti d’urgenza. Quando arriva un ostacolo, troppo spesso invece di fermarsi ci si ingegna per trovare il modo di superarlo.
Noi continuiamo a pensare una cosa molto più semplice: le leggi ambientali dovrebbero essere rispettate, non continuamente adattate alle necessità della fabbrica.
Ma c’è un’ultima cosa molto importante da chiarire.
Tutto questo non riguarda il provvedimento della Corte d’Appello di Milano sull’area a caldo.
Sono due questioni diverse. Il decreto del Governo interviene sulla gestione dei rifiuti e sulle relative garanzie finanziarie. Il provvedimento della Corte d’Appello riguarda invece la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo ed è un provvedimento giudiziario distinto.
Ed è importante sottolinearlo perché quella decisione resta in piedi e la prospettiva che l’area a caldo venga effettivamente chiusa è oggi concreta.
Questo nuovo intervento del Governo sulle garanzie finanziarie, dunque, non cancella né modifica ciò che è stato disposto dalla Corte d’Appello sull’area a caldo.
E forse, dopo anni di decreti, deroghe e rinvii, è proprio questo il punto che Taranto deve tenere ben presente: la partita sulla chiusura dell’area a caldo non è affatto chiusa. Al contrario, mai come oggi la possibilità che quella chiusura avvenga davvero è concreta.

