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Si è svolta oggi davanti alla Nona Commissione del Senato, l’audizione sul Decreto Legge 154 del 2026 riguardante “la continuità operativa degli impianti di interesse strategico nazionale”. Fra gli altri, sono stati ascoltati il Presidente della Regione Decaro e quello della Provincia Palmisano che, praticamente all’unisono, hanno rilanciato la “prospettiva” dei forni elettrici. Basta questa frase per capire quanto siano lontani dal potersi considerare rappresentanti del territorio. Una sola frase per essere in totale contrasto con la loro miopia.

Come si fa a indicare quella dei forni (attenzione, al plurale eh) come una “prospettiva”. Una prospettiva è qualcosa di respiro, lungimirante, che guarda alla crisi pur grave come a un’opportunità di cambiamento radicale, non come a un momento utile a riapparecchiare la stessa tavola di prima, solo un po’ scrollata!

Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi, ma si stava già iniziando a parlare di ciò che va fatto, subito: mettere i redditi dei lavoratori in salvaguardia, agevolare i prepensionamenti e gli esodi dovuti all’amianto e far partire quanto prima le necessarie bonifiche che, ricordiamolo, sono obbligatorie per legge. Per il medio e lungo periodo vanno creati i presupposti per rendere attrattivo il territorio con sgravi fiscali e politiche di incentivazione. Urso lo stava già dicendo, vinto finalmente dagli eventi.

Ma è una soluzione plausibile quella dei forni? Non si sa quanto costano, chi dovrebbe farli e con quali soldi, né dove edificarli. Sono state fatte valutazioni sull’impatto sanitario? E su quello paesaggistico? Si è considerato che per metterli su occorrerebbero non meno di tre, quattro anni? Allora per quale motivo devono sempre imporci le economie che vogliono loro? Oppure sono le economie che danno meno fastidio al territorio di origine del presidente Decaro? Noi non lo abbiamo mai sentito parlare, per esempio, di sviluppo dell’università nella nostra città, eppure va da sé che sarebbe la prima operazione da compiere per dare prospettive nuove (queste sì) al territorio.

Addirittura, Decaro in questa fase riesce a risultare peggiore del Ministro Urso! Non dimentichiamo che fu lui a riaprire la partita dopo che il Ministro aveva detto che l’area a caldo era al capolinea. Lui a parlare di una decarbonizzazione totalmente fuori contesto nell’ambito del procedimento presso la Corte d’Appello di Milano, lui a sollecitare ora, coi suoi sodali di partito, l’insediamento di forni elettrici che, figuriamoci, sarebbero accompagnati anche da un nuovo impianto DRI e magari un rigassificatore. Quanti forni vogliamo fare, tre, quattro? A Taranto c’è il tre per due a Taranto, venghino signori!

Siamo disgustati da questo modo di fare politica, avremmo bisogno di statisti e ci ritroviamo solo politicanti.