Ambiente

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No di Mittal all’aumento di capitale, lo Stato resta al palo

L’atteso incontro di ieri fra Governo e ArcelorMittal sull’ex Ilva, non è andato come strumentalmente annunciato nei giorni scorsi: #ArcelorMittal ha respinto la partecipazione all’aumento di capitale da 320 milioni di euro che avrebbe concorso a portare la quota del socio pubblico al 66%. Con essa ha rifiutato la richiesta del Governo di avere il controllo sulla società, anche perché per farlo occorrerebbe il 66,67% di quote possedute.

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AmbienteAttività ed EventiGiustizia sociale

Santa Cecilia al fianco dei lavoratori dell’ex-Ilva

Stamattina abbiamo aperto le porte del Natale tarantino, il più lungo d’Italia, ai lavoratori della fabbrica. Sulle note della pastorale, abbiamo offerto pettole all’ingresso del primo turno e all’uscita dell’ultimo. Il clima che abbiamo trovato è di spaesamento e scoramento riguardo a una situazione che ha nella precarietà e nell’incertezza del futuro le sue note preponderanti. La fabbrica continua a essere un luogo a rischio di incidente rilevante e senza prospettive, con il Governo preoccupato unicamente dall’idea di un aumento della produzione in assoluto conflitto con l’ambiente e la salute della popolazione.

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AmbienteBlogPolitica

CISA: dopo discarica Vergine e dissalatore, un progetto per recupero e smaltimento aerei all’Arlotta!

Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un approfondimento critico sulla gestione dei rifiuti nel comune di Taranto e sollevato il dubbio che, dietro ai disagi patiti dai tarantini, potesse esserci (al di là di pluriennali incapacità manageriali) un interesse alla privatizzazione del servizio. Naturalmente, fra i primi ad essere eventualmente interessati, potrebbero essere gli stessi imprenditori che, rispetto ad un miglioramento della raccolta differenziata, andrebbero a perdere quote di mercato nell’incenerimento indifferenziato dei rifiuti. Fra questi, la CISA SpA dell’imprenditore Antonio Albanese.

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Ambiente

Ieri prima udienza della Corte di Giustizia Europea sul caso ex-Ilva

Ieri a Lussemburgo c’è stata la prima udienza della Corte di Giustizia europea, chiamata dal Tribunale di Milano a esprimere il suo parere vincolante sulla gestione della questione Ilva da parte dell’Italia. Nella seduta di ieri sono state ascoltate le parti e, ovviamente, Governo, Acciaierie d’Italia e Ilva in A.S. hanno dichiarato di essere in regola con le norme, cosa opinabile nonostante queste siano state scritte a posta per favorirla.

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AmbienteApprofondimento Ambiente, Energia e RifiutiBlogPolitica

Mancanza di soldi, inquinamento e guai giudiziari: Ilva mai stata così vicina alla chiusura

Martedì scorso la Commissione Attività produttive della Camera ha ascoltato in audizione il presidente di Acciaierie d’Italia Franco Bernabè sulle prospettive industriali del siderurgico di Taranto. Specificando, come risaputo, di non avere poteri gestionali, che sono in capo al socio privato ArcelorMittal, Bernabè ha sostanzialmente, e chiaramente, definito il quadro di un declino annunciato. Una serie di grane di difficilissima soluzione, cui si sono aggiunte anche quelle giudiziarie legate alla Corte UE, al TAR e alle nuove indagini dei Carabinieri del NOE. In questo post le analizzeremo una ad una per rendere più chiara la situazione.

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Ambiente

UE: «Illegittime le autorizzazioni ambientali al siderurgico di Taranto»

Accade in questi giorni che la Commissione europea nella memoria depositata alla Corte di Giustizia Ue che il prossimo 7 novembre discuterà la questione pregiudiziale sollevata dal Tribunale di Milano a proposito della Direttive Ue sulle emissioni industriali, affermi che «Quando la violazione presenta un “pericolo immediato” per la salute umana o minacci di provocare ripercussioni “serie ed immediate” sull’ambiente», la Direttiva «prevede che l’esercizio dell’installazione deve essere sospeso fino al ripristino della conformità»

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Ambiente

I nodi d’acciaio vengono al pettine

Acciaierie d’Italia starebbe per uscire dalla federazione di categoria delle imprese siderurgiche italiane. Si tratterebbe di un’ulteriore frattura fra l’azienda e il tessuto economico nazionale, dopo le note diatribe fra la componente privata (che detiene il 62% della società) e quella pubblica (38%). Da più parti si paventa anche un possibile commissariamento di AdI da parte del Governo, con l’idea di coinvolgere un nuovo privato, ma questa ipotesi è frenata dal serio rischio che lo Stato si trovi a dover pagare ingentissime penali ad ArcelorMittal, così come previsto dal contratto del 2018. Altre fonti non confermate, sostengono finanche la presenza di un dossier che prevederebbe la messa in liquidazione dell’azienda.

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