Ex-Ilva: l’incontro di oggi con enti locali, Confindustria e indotto
Lo dicevamo proprio ieri in assemblea: c’è da continuare a tenere gli occhi molto ben aperti. L’incontro di oggi a Roma con Confindustria e le aziende dell’indotto ex-Ilva, l’ultimo della tre giorni al Mimit, ha fatto venir fuori il peggio di cui è capace il nostro territorio.
Le ricette proposte sono un elenco di mefitici tentativi di proporre la peggior restaurazione, emblema della totale mancanza di visione di aziende abituate a mungere il siderurgico.
In primis, si è cercato di ottenere nuovi fondi pubblici per la prosecuzione produttiva. E qui il Ministro Urso ha detto quanto ci diciamo da tempo e che dovrebbero sapere molto bene anche i suoi interlocutori di oggi, ovvero che altri soldi pubblici per la fabbrica non se ne possono più erogare per disposizioni europee sugli aiuti di Stato.
Poi, si è avanzata la possibilità di ricorrere in Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello di Milano e su questo il Ministro starebbe valutando l’improvvida possibilità.
Infine, sarebbe stato il presidente della Regione Decaro a provare a tirare fuori il coniglio dal cilindro: rilasciare una nuova AIA con una produzione ridotta a 2/3 milioni di tonnellate annue così da aggirare – di fatto – il decreto! Cosa che pare, poi, abbia riscontrato scetticismo giuridico da parte della stessa Regione e del Comune.
Sulla valenza delle infinite ragioni della Corte per fermare lo stillicidio ambientale, sanitario ed economico della fabbrica, neppure un cenno. Anzi, di più, perché Decaro, a fine incontro, ha affermato che, se non per la prosecuzione dello stabilimento, questi incontri sono pressoché “inutili”. E la riconversione economica e sociale del territorio attraverso nuove linee di sviluppo? Nada.
Nonostante il Re sia ormai nudo, non c’è verso che politica e industriali riescano a guardare oltre al proprio dito, né immaginare praterie di possibilità oltre al proprio misero orticello. Va governata la transizione, pianificata con la città la riconversione e agevolato il riposizionamento delle imprese salvaguardando nel contempo i redditi dei lavoratori. Bisogna scomodarsi, questo è. Le rendite acquisite sotto a rubinetti aperti sono finite e sarebbe meglio comprenderlo assecondando il vento, anziché opponendosi.
