SI CHIUDONO I GIOCHI DI TARANTO: CHE SIA UN INIZIO E NON UNA FINE
Taranto sta salutando i Giochi del Mediterraneo e tutto il suo meraviglioso portato di gioia, orgoglio e nuovi, straordinari, impianti sportivi con cui contribuire a pensarsi diversamente.
Una città vibrante e multiculturale che ha spalancato le porte ai valori dello sport, dell’accoglienza, della pace e della fratellanza. Che ha colto con fierezza ogni occasione utile per affermare che il Mediterraneo è un mare che unisce e non divide.
E’ stato bello. Anzi, bellissimo! Proprio per questo sarebbe un sacrilegio fermarsi qui.
Non misureremo il loro successo domani mattina contando gli spettatori o riguardando le immagini delle cerimonie. Lo capiremo fra cinque, dieci, vent’anni: dall’utilizzo che verrà fatto di quegli impianti, dalle competenze rimaste sul territorio, dai giovani che si saranno avvicinati allo sport, dal movimento sportivo e turistico che riusciremo ad attivare, dall’attrattività che riusciremo a esercitare.
È così che un grande evento smette di essere una parentesi e diventa costanza, smette di essere un risarcimento provvisorio e diventa prospettiva, smette di essere un commissariamento esterno e diventa opportunità per il territorio.
Lo stesso ragionamento che deve riguardare il dopo Ilva con l’apertura di un ampio e costruttivo confronto su dove andare e come farlo. Perché le crisi sono sì opportunità, ma vanno colte e per questo occorre mettere al bando visioni di corto raggio e posizioni comode sentendo tutta la responsabilità del momento.
A proposito, una parentesi doverosa e non scontata: anche questi giochi sono figli delle lotte per la dignità della città.
Le direttrici di Taranto vanno riscritte al di là della fabbrica e la politica ha il sacrosanto dovere di dare impulso e sostenerla ma, altrettanto vitale sarà che la nostra comunità si liberi da logiche assistenzialistiche e parassitarie e si rimbocchi le maniche per smettere di essere vassalla di chicchessia. Così che si possa generare benessere diffuso e sana occupazione, mettendo nelle condizioni coloro i quali lasciano Taranto di poter essere protagonisti del suo riscatto.
Per questo, insieme all’idea di chiudere la fabbrica o, al momento, parti di essa, occorre quella di cosa accendere al suo posto.
Entusiasmo, consapevolezza e fiducia sono l’eredità più preziosa di questi Giochi e dovranno essere strumento per mettere in campo ancora più attenzione, pressione e partecipazione per pretendere e affrontare la costruzione che ci attende.
Perché, alla fine, solo Taranto può salvare Taranto…

