A Taranto la giustizia prova a mettere un argine alla logica del “produrre a ogni costo”, anche quando il costo è l’incolumità dei lavoratori e la salute della città.
Il gip del Tribunale di Taranto, Mariano Robertiello, ha parlato chiaro: l’Altoforno 1 dell’ex Ilva resta sotto sequestro. È stata rigettata l’istanza dei commissari straordinari che ne chiedevano il dissequestro dopo il grave incidente dello scorso 7 maggio.
Perché questa decisione è fondamentale?
Non stiamo parlando di semplice burocrazia. Dietro il fermo dell’impianto c’è la ricostruzione della Procura e della procuratrice capo Eugenia Pontassuglia, che ha definito l’accaduto un “incidente rilevante”.
Le ipotesi di reato formulate non lasciano spazio a interpretazioni:
Incendio colposo Getto pericoloso di cose
Omessa comunicazione dell’incidente
C’è stata una fuoriuscita di gas incendiato. Poteva essere una strage. Si è cercato di minimizzare? Forse. Ma oggi il Tribunale ribadisce che le esigenze di accertamento e la sicurezza dei lavoratori vengono prima dei cronoprogrammi produttivi.
La narrazione vs La realtà
Mentre i commissari annunciano già il ricorso in Cassazione, emerge un dato che smonta ogni narrazione emergenziale: anche in caso di dissequestro, l’AFO1 non sarebbe ripartito domani. Sarebbero serviti almeno otto mesi di lavori per il ripristino tecnico.
Questo significa che la sicurezza non è un “intralcio” al lavoro, ma il presupposto minimo perché il lavoro sia dignitoso. Chiedere di riaccendere un impianto sotto inchiesta per incendio colposo, prima ancora di averne chiarito le cause profonde, è un atto di irresponsabilità verso chi quel forno lo deve governare ogni giorno.
Noi restiamo a guardia
Mentre la battaglia legale si sposta a Roma, in Cassazione, noi restiamo qui. A Taranto. A ricordare che ogni metro cubo di acciaio non varrà mai quanto la vita di un lavoratore o il respiro di un cittadino.
La magistratura sta facendo il suo corso per tutelare la pubblica incolumità. Noi faremo il nostro per non permettere che cali il silenzio su quello che accade dietro quei cancelli.
La sicurezza non si negozia. Mai.






