domenica, Maggio 17, 2026
AmbientePolitica

EX-ILVA: NUOVA PUNTATA DELLA TELENOVELA DI CUI SI CONOSCE GIA’ IL FINALE

L’indiana Jindal si è nuovamente affacciata al bando di gara per l’acquisizione dell’ex-Ilva. Lo si è appreso dal Ministro Urso, galvanizzato dall’inaspettato interesse. Tuttavia, ciò che soprattutto interessa è che il piano di Jindal prevederebbe la chiusura immediata delle cokerie e la costruzione di un solo forno elettrico con l’importazione di bramme dalla propria produzione in Oman. L’intenzione, emersa dalla lettera inviata a Governo e AdI in A.S. secondo quanto fatto sapere dal sito specializzato Siderweb, sarebbe quella di mantenere lo Stato italiano come socio di minoranza.

Questo piano, che evidentemente ridimensionerebbe la produzione dell’ex-Ilva, ha subito riscosso le critiche della concorrente Flacks Group la quale ha giustamente fatto notare come una fabbrica così concepita prevederebbe un deciso taglio dell’occupazione. Il Ministro Urso è intervenuto per calmare le acque, smentendo che queste siano le reali intenzioni di Jindal.

Fin qui la nuova puntata dell’infinita telenovela drammatica del siderurgico di Taranto.

Ora, veniamo a ciò che se ne ricava fra le righe e che ci pare niente affatto trascurabile.

1) Innanzitutto, Urso non manca mai di sottolineare come si stia cercando di far arrivare il gas necessario alla fabbrica via terra, poiché gli enti locali hanno respinto l’ipotesi della nave rigassificatrice. Ora, tutti sappiamo – figuriamoci Urso – come la posizione del Sindaco di Taranto sia tutto, fuorché ferma e decisa, dunque quella di Urso sembra più l’intenzione di tenere caldo l’alibi in caso di fallimento del salvataggio che altro.

2) La chiusura della trattativa con Flacks continua a essere procrastinata nonostante la profonda crisi di liquidità in cui la fabbrica versa dopo l’ultimo ed ennesimo prestito ottenuto dal Governo tramite l’Europa (che in caso di mancata vendita ricadrà interamente sullo Stato). Segno evidente del fatto che Flacks risulti un interlocutore inaffidabile anche per lo stesso Governo.

3) Flacks, che ricordiamo essere un fondo speculativo, sarebbe intenzionata a proseguire ancora per molto con gli altiforni e ha dichiarato di voler portare l’occupazione a 10.500 unità, cosa molto poco credibile e compatibile, con tutte le riserve del caso, solo con tutti gli altiforni in marcia.

4) Jindal, d’altro canto, prevede piani incompatibili con le illusioni del Ministro Urso.

5) Nel dubbio il Governo sta proseguendo il suo pressing in Europa per scardinare il meccanismo delle quote CO2 per preparare il terreno alla produzione con altiforni (dopo averlo fatto con l’AIA di agosto che è all’attenzione del T.A.R. grazie al nostro ricorso).

Queste considerazioni dimostrano che la strada tracciata dal Governo è sempre più stretta e in salita e che ci sono ottime ragioni per credere che si stia finalmente arrivando a certificare il fallimento di tutti gli irresponsabili tentativi di salvare l’insalvabile.

Motivo per cui, ancora una volta, stimoliamo tutte le componenti del territorio a prenderne atto al fine di pretendere la pianificazione della fuoriuscita dall’acciaio, l’unica in grado di scrivere insieme un futuro diverso per la nostra città.