La nostra risposta al Dataroom di Milena Gabanelli
Gentile dottoressa Milena Gabanelli,
a seguito delle sue dichiarazioni andate in onda ieri in Dataroom su La7 riguardo alla possibile nazionalizzazione dell’Ilva, vorremmo avere la possibilità di confrontarci con lei sul reale stato della fabbrica e del territorio. Per dirle delle enormi ricadute della questione, non solo in campo ambientale e sanitario, ma anche economico e occupazionale.
Nel suo stesso intervento, ci perdonerà se lo giudichiamo quanto meno semplicistico, ha prospettato come soluzione la nazionalizzazione della fabbrica, senza considerare i diversi aspetti di un quadro assai più complesso di come è stato descritto. Peraltro, rileviamo una importante contraddizione fra quanto ha ricordato rispetto al fatto che per Ilva sono stati impiegate (meglio dire, sperperati) 4 miliardi di euro di risorse pubbliche, e la sua proposta di nazionalizzazione della fabbrica. Val bene far presente che la fabbrica ex-Ilva è già da anni sotto la gestione dello Stato, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che evidenziano un disastro totale, su ogni fronte.
Ci chiediamo, quindi, quale sarebbe l’obiettivo di un impegno statale in perpetuo in un’azienda che fatti, analisi e documenti scientifici hanno dimostrato essere insalvabile e incompatibile con la salute e perfino con l’economia? Si vuole forse riproporre il vecchio schema del carrozzone statale che sta in piedi solo per assistenzialismo? Non crediamo lei voglia questo. Lo diciamo perché, appunto, il tema è anche industriale e riguarda una fabbrica che, per svariate ragioni, non sta più sul mercato, a meno di non violare diritti e norme, nonostante tante di quelle norme siano state riscritte appositamente per essa. Perciò, non si può neppure più dire che si tratti di un dilemma fra salute e lavoro giacché, a ben guardare, non c’è più né l’uno e né l’altro.
A proposito di salute e ambiente, la totale assenza di questi riferimenti nella sua rubrica ci è stata particolarmente dolorosa e oltremodo offensiva.
Insomma, il tema è assai delicato e meritevole di approfondimenti degni della sua storia e professionalità, come degna di rispetto è la nostra comunità ferita da anni di fallimenti di cui andrebbe, semplicemente, preso atto.
Ci auguriamo di vivo cuore, tanto per la nostra dignità, che per il rispetto che abbiamo per lei e per come ha sempre condotto le sue preziose inchieste, che vorrà darci e darsi modo di andare più a fondo alla questione in ogni suo aspetto, pur consapevoli che le esigenze televisive impongono spazi contenuti che, tuttavia, possono preservare la qualità del servizio.
Da par nostro la confermiamo la disponibilità a parlarne e, pertanto, a concordare data e modalità dell’incontro, anche da remoto.
Un cordiale saluto da Taranto




