Ambiente

Ricorso al TAR per il dissalatore, l’aggiornamento del coordinamento Difesa Fiume Tara

Condividiamo un aggiornamento del coordinamento Difesa Fiume Tara sull’udienza del 12 maggio al TAR di Bari relativa al dissalatore del Tara. Una vicenda che non riguarda solo il piano giudiziario, ma il modo in cui si decidono e si realizzano le grandi opere sul nostro territorio.

Vogliamo aggiornare la cittadinanza e la comunità del Tara sugli sviluppi relativi all’udienza svoltasi martedì 12 maggio presso il TAR di Bari.

Attraverso il ricorso proposto, oltre a contestare gli aspetti relativi all’iter di rilascio dell’autorizzazione definitiva, è stata avanzata un’istanza cautelare, ossia la richiesta di sospensione dei lavori fino alla decisione definitiva del TAR.

Tale richiesta è stata presentata allo scopo di prevenire, o quantomeno contenere, i danni attualmente in corso derivanti dalle attività di cantierizzazione: danni ambientali, sociali ed economici. L’udienza del 12 maggio è stata quindi dedicata alla discussione di questa richiesta.

Le motivazioni poste a fondamento dell’istanza cautelare evidenziavano un danno concreto, attuale e documentato. I vizi dell’iter autorizzatorio risultano molteplici e concorrono a delineare l’autorizzazione definitiva come il risultato di un procedimento carente sotto diversi profili istruttori e valutativi.

Sono state portate all’attenzione del Collegio, con precisione e puntualità, numerose criticità, tra cui:

• la trasformazione materiale e irreversibile dei luoghi dovuta alla cantierizzazione;

• la precaria, o in alcuni casi inesistente, gestione delle interferenze tra le condotte idriche previste e i metanodotti SNAM già esistenti, con i conseguenti rischi per la sicurezza;

• l’utilizzo della tecnica di scavo del microtunneling in un’area classificata SIN, con il rischio concreto di mobilizzazione delle sostanze contaminanti presenti nel sottosuolo;

• le criticità evidenziate da ARPA Puglia in merito al prelievo idrico previsto e ai possibili effetti sull’equilibrio ecosistemico del Tara;

• il rischio concreto di perdita dei fondi PNRR destinati alla realizzazione dell’opera.

In data 14 maggio il TAR di Bari ha pronunciato l’ordinanza con cui è stata respinta l’istanza cautelare proposta.

Nella motivazione si legge che “…non si ravvisano gli elementi del prospettato danno grave e irreparabile… soprattutto in previsione della stagione estiva, sulle esigenze di approvvigionamento di adeguate risorse idriche nell’area interessata.”

Nella motivazione dell’ordinanza tali profili non risultano affrontati in modo approfondito. Secondo il TAR di Bari, la sospensione dei lavori potrebbe compromettere l’approvvigionamento idrico del territorio tarantino durante la stagione estiva. Ma di quale stagione estiva si parla?

AQP, rispondendo alle richieste di chiarimento avanzate dalla CIGL sulle tempistiche dell’opera, ha indicato febbraio 2027 come data prevista per la conclusione dei lavori.

E allora viene spontaneo chiedersi: quale emergenza estiva giustifica oggi il rigetto della cautelare?

Il sindacato, inoltre, non dovrebbe forse preoccuparsi della tutela e dell’incolumità degli operai impegnati in un’area in cui è stata segnalata la presenza di condotte del gas non censite?

Il Comune di Taranto è intervenuto nel giudizio solo successivamente all’iniziativa promossa dai cittadini per difendere la cosa pubblica.

L’intervento ad adiuvandum del Comune si è tradotto, nei fatti, nell’aggiunta di una sola riga rispetto al meticoloso lavoro già svolto dagli avvocati Colapinto e Sgobba. Ci riserviamo di comunicare nei prossimi giorni quelle che saranno le iniziative, sia legali che di mobilitazione, in risposta a quanto accaduto durante l’ultima settimana. Un senso di rabbia ci attraversa, ma non è questo il momento di arrendersi.

Anzi, è proprio ora che dobbiamo reagire come una comunità innamorata del Tara. Chi ama non si arrende mai.