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Gentile Presidente Antonio Decaro,

abbiamo letto la lettera con cui le organizzazioni sindacali hanno chiesto un Suo intervento urgente sulla vertenza dell’ex Ilva di Taranto, denunciando il rischio di una crisi occupazionale e sociale senza precedenti.

Comprendiamo le preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie. Nessuno può ignorare il dramma di migliaia di persone che vivono nell’incertezza del proprio futuro lavorativo. Tuttavia, ci permetta di osservare che nella discussione pubblica continua a mancare una parte fondamentale della realtà: la voce della città di Taranto.

Da oltre sessant’anni i cittadini di Taranto convivono con una situazione che è già stata, ed è tuttora, una drammatica emergenza ambientale, sanitaria e sociale. Una condizione certificata da sentenze, studi epidemiologici, relazioni istituzionali e perfino da pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Una condizione che ha prodotto malattia, morte, limitazioni della libertà personale, svalutazione economica del territorio e un progressivo impoverimento delle prospettive di sviluppo alternative.

Oggi si parla di “punto di non ritorno”.

Per molti tarantini quel punto è stato ampiamente superato da tempo.

Per questo motivo riteniamo che qualsiasi confronto sul futuro dell’ex Ilva non possa limitarsi alla tutela della continuità produttiva o alla gestione degli ammortizzatori sociali. La vera emergenza è costruire finalmente un futuro che non obblighi più i cittadini a scegliere tra lavoro e salute.

Ci colpisce che si invochi un intervento pubblico per garantire la decarbonizzazione senza interrogarsi fino in fondo sulla reale sostenibilità economica, industriale e temporale di un progetto che da anni viene annunciato e continuamente rinviato perché, nei fatti, irrealizzabile. Ci colpisce inoltre che troppo spesso si dimentichi come, da anni, la gestione della fabbrica sia di fatto nelle mani dello Stato, senza che ciò abbia prodotto risultati significativamente diversi rispetto al passato sul piano ambientale, industriale o occupazionale. Taranto non può più essere il laboratorio di promesse, rinvii e false illusioni.

Alla Regione Puglia chiediamo quindi di esercitare il proprio ruolo non soltanto come interlocutore delle organizzazioni sindacali e del Governo, ma anche come rappresentante delle comunità che vivono le conseguenze di questa vicenda da generazioni.

Le chiediamo di promuovere un tavolo interistituzionale che abbia pari attenzione per i lavoratori e per i cittadini, per la tutela dell’occupazione e per la tutela della salute, per la necessaria diversificazione economica del territorio.

Le chiediamo inoltre di sostenere con determinazione un piano straordinario per Taranto che investa nelle bonifiche, nella riconversione economica, nella formazione professionale e nella creazione di nuova occupazione non dipendente dall’acciaio.

Per troppo tempo la politica ha affrontato questa vicenda come se il problema fosse soltanto salvare la fabbrica. Il problema, Presidente, è salvare Taranto.

La città non può continuare a essere considerata un sacrificio necessario per garantire gli interessi industriali del Paese. I tarantini hanno già pagato abbastanza.

Oggi più che mai serve il coraggio di immaginare e costruire un futuro diverso, nel quale il diritto al lavoro e il diritto alla salute non siano più posti in contrapposizione.

Per queste ragioni Le chiediamo un incontro con le associazioni, i comitati e i cittadini che da anni si battono per il diritto alla salute, alla giustizia ambientale e a un diverso modello di sviluppo per Taranto. Riteniamo che il confronto con la città non possa essere subordinato né limitato alle interlocuzioni istituzionali e sindacali. Taranto ha il diritto di essere ascoltata direttamente.

Confidiamo nella Sua disponibilità e attendiamo un segnale concreto di attenzione verso una comunità che da troppo tempo chiede semplicemente ciò che le spetta: futuro, dignità e giustizia.

Cordiali saluti

Associazione Giustizia per Taranto