Ambiente

“L’ex-Ilva deve continuare a produrre”: l’esito di un sondaggio di Federmeccanica e Confindustria…

L’85,7% degli italiani ritiene che l’ex Ilva debba restare in vita e oltre il 73% ne chiede il rilancio. In Puglia la percentuale sale ancora. È il risultato dello studio presentato da Federmeccanica e Confindustria Taranto.

E già qui serve una precisazione: non si tratta di un’indagine neutra sul futuro industriale del Paese, ma di un lavoro promosso da soggetti storicamente coinvolti nella difesa del modello siderurgico così com’è. Un elemento che non “smentisce” i dati, ma ne orienta inevitabilmente il perimetro di lettura.

Il punto vero è un altro: il modo in cui il resto d’Italia continua a guardare Taranto. Quando si parla di ex Ilva, tutti diventano patrioti: “interesse nazionale”, “sovranità industriale”, “acciaio italiano”. Ma il prezzo resta sempre lo stesso: lo pagano solo i tarantini. È facile parlare di produzione quando non vivi ai Tamburi, quando non hai scuole sotto le polveri, quando non hai visto una città trasformata in zona di sacrificio.

Così il “bene collettivo” diventa una formula che funziona sempre allo stesso modo: benefici diffusi, impatti concentrati. E Taranto resta il punto fisso di questo squilibrio. Anche questo studio, più che fotografia neutra dell’opinione pubblica, mostra quanto sia ancora radicata l’idea che questo modello sia inevitabile. E quando a raccontare il quadro sono attori legati al settore, il confine tra ciò che la gente pensa e ciò che viene reso “pensabile” diventa sottile.

“Siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!”

Come se l’impatto sanitario fosse un dettaglio e non una questione strutturale. E ogni volta che si prova a parlare di riconversione, la risposta è sempre la stessa: “non si può”. Ma la domanda resta: quanti lo accetterebbero sotto casa propria? Taranto da decenni è la periferia produttiva del Paese: centrale quando produce, invisibile quando chiede futuro.
E questo studio, più che raccontare amore per l’industria italiana, racconta soprattutto quanto il resto del Paese consideri ancora accettabile il culo dei tarantini come prezzo da pagare per stare bene altrove.